Presidenziali americane: in evidenza la questione dei prestiti studenteschi

Uno dei temi primordiali nella campagna presidenziale americana è quello inerente alla questione dei prestiti studenteschi per l’istruzione superiore. Sia l’attuale presidente del paese, Barack Obama che il candidato repubblicano, designato tale dopo le primarie in Texas del 29 maggio, sono coinvolti in questa delicatissima questione.

Gli Stati Uniti sono spesso menzionati come riferimento quando si parla di istruzione superiore, ma da poco il paese è attraversato da una crisi educativa senza precedenti direttamente collegata con l’indebitamento crescente degli studenti. Questo soggetto insieme alla disoccupazione è messo a l’ordine del giorno nella campagna presidenziale di Mitt Romney, il nuovo candidato repubblicano che per fronteggiare la situazione propone delle soluzioni.

 

Uno studio recente conferma che il totale dei debiti contratti dagli studenti americani alfine di finanziare i loro studi superiori ha sorpassato il milione di dollari. Ciò rappresenta la totalità dei debiti legati alle carte di credito nel paese. Per assicurarsi gli studi,gli studenti americani si impegnano ora tramite prestiti due volte più copiscui di circa dieci anni fa, raddopiando gli sforzi ma indebitandosi inevitabilmente di circa 25.000 dollari.

Questa somma è molto importante, sapendo che occore cominciare a sdebitarsi poco dopo la conquista del diploma per non creare una situazione di default. Lo sconcertante dato della disoccupazione quantificato con il 9% della popolazione attiva determina il fatto che gli studenti rischiano sia di non trovare un impiego sia di dover accettare un posto di lavoro meno pagato del previsto.

Nel 2012, Barack Obama lanciava la propria campagna elettorale abordando il tema dell’esplosione dei prestiti da parte degli studenti nelle università. Preoccupato di riconquistare la fascia dei giovani elettori che per lui nel 2008 votarono male, il presidente ameriano cosciente del numero di difficoltà crescenti di coloro i quali non sono in grado di rimborsare i loro prestiti in un contesto in cui la disoccupazione occupa un ruolo di prim’ordine, ha promesso di agire. Lo stesso presidente ricorda di essersi laureato con più di 60.000 dollari di debito.

E in questo contesto che occorre sostituire l’annuncio del 2011 di Barack Obama al fine di riabassare il tetto dei rimborsi federali dal 15% al 10%. Nonostante tutto ciò non include i prestiti bancari e non riduce il tasso d’interessi dei prestiti e come se non bastasse i prezzi delle iscrizioni nelle università americane continuano ad aumentare.

Nonostante le dififcoltà del dossier, democratici e repubblicani hanno deciso di farne un vero e proprio problema elettorale dato l’attenzione dell’opinione pubblica nei suoi confronti. Conseguentemente Barack Obama si è lanciato in una tournée nei campus per denunciare il rialzamento dei tassi di interessi dei prestiti federali, dei quali rende direttamente responsabili i republicani al congresso. Mitt Romney come pronta risposta invece replica che in caso di elezione eseguirà una semplificazione del sistema.

Il nuovo candiato presidenziale repubblicano Mitt Romney, ormai sicuro grazie alla decisiva vittoria nelle primarie del Texas il 29 maggio, ha promesso che farà sparire la recente revisione del programma di prestiti studenteschi del governo federale e l’indurimento delle regole riguardanti le istituzioni di insegnamento superiore a scopo lucrativo “for profit”.

Il piano Romney per l’istruzione superiore composto da tre punti prevede una semplificazione del sistema degli aiuti finanziari, l’aumento della partecipazione del settore privato e l’incorragiamento dei nuovi operatori educativi che sono le istituzioni a scopo lucrativo penetrate nel mercato dell’istruzione superiore.   
 

Manuel Giannantonio

31 maggio 2012

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