USA: Obama lavora sulla riapertura dell’ambasciata a Cuba

USA: Obama lavora sulla riapertura dell’ambasciata a Cuba
Il presidente Obama e il suo omologo cubano, Raul Castro, durante il loro storico incontro

Dopo un mezzo secolo di tensioni ereditato dalla Guerra Fredda, il presidente americano Barack Obama, ha annunciato questa mattina la nuova fase di riallacciamento dei rapporti diplomatici con Cuba, un’iniziativa denunciata da numerosi candidati repubblicani

Il presidente Obama e il suo omologo cubano, Raul Castro, durante il loro storico incontro
Il presidente Obama e il suo omologo cubano, Raul Castro, durante il loro storico incontro

WASHINGTON D.C – Secondo le autorità cubane, “la riapertura dell’ambasciata all’Havana e Washington è prevista a partire dal 20 luglio”. Dal 1997, i due paesi, separati solo dallo stretto della Florida, sono ognuno rappresentati da interessi e compiti consolari.
A 18 mesi dalla scadenza del suo secondo mandato consecutivo, il 44° presidente degli Stati Uniti intende consolidare questa iniziativa sul versante della politica estera, per la quale una larga maggioranza degli Americani è favorevole.

“C’è una storia complicata tra gli Stati Uniti e Cuba (…) ma l’ora di aprire un nuovo capitolo è giunta”, ha spiegato Obama lo scorso 17 dicembre annunciando questa iniziativa, costatando il fallimento di un mezzo secolo di isolamento del regime comunista. L’esecutivo Americano ha evocato a diverse riprese la possibilità di una visita di Obama a Cuba nel 2016 ma nessuna data ufficiale è stata annunciata.
Questa iniziativa politica è stata accolta positivamente dal presidente brasiliano Dilma Rousseff, durante una conferenza stampa congiunta con Obama alla Casa Bianca. Evocando una “tappa cruciale nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Americana latina”, ha giudicato che “ciò potrebbe permettere di porre fine alle ultime conseguenze della Guerra Fredda”.

Hillary Clinton candidata democratica alla Casa Bianca, ha twittato: “Una buona tappa per il popolo Americano e Cubano”. “Una nuova ambasciata degli Stati Unti all’Havana ci aiuterà a sviluppare il dialogo con il popolo cubano e proseguire gli sforzi in favore di un cambiamento positivo”, ha aggiunto.
Tuttavia, questa notizia non è certamente apprezzata dai repubblicani. Il candidato alla Casa Bianca ed ex governatore della Florida Jeb Bush ha stimato che un’ambasciata americana all’Havana legittimerebbe “la repressione a Cuba” e non permetterebbe di “promuovere la libertà e la democrazia”.
Marco Rubio, altro repubblicano candidato alla presidenza ha vivamente denunciato questa nuova tappa del riavvicinamento, evidenziando che si opporrà al Senato, quando verrà confermato un ambasciatore da Obama.

Nato a Miami da genitori cubani, il senatore della Florida, contrario all’iniziativa diplomatica del presidente democratico, invita “a porre un termine alla concessioni unilaterali di questo regime odioso”. Da cinquant’anni centinaia di migliaia di Cubani sono immigrati negli States. Se gli immigrati politici dell’inizio della Rivoluzione si oppongono ferocemente a qualsiasi riavvicinamento con il regime di l’Havana, gli immigrati più recenti hanno conservato un forte attaccamento alla loro isola, accogliendo più positivamente la notizia.

La problematica più evidente della faccenda resta l’embargo, imposto a Cuba da John F. Kennedy nel 1962 e severamente rinforzato dalla legge Helms-Burton del 1996. Sempre in vigore, questo embargo Americano totale sulle transazioni economiche e finanziarie con Cuba è regolarmente denunciato dall’Havana come un ostacolo allo sviluppo dell’isola.

Il presidente Obama al Congresso, le cui due camere sono controllate dai suoi avversari repubblicani dopo la sconfitta alle elezioni di midterm (metà mandato), ha invitato tutti a lavorare su questo problema. Tuttavia, la situazione resta altamente incerta.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
1 Luglio 2015

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