Siria: ”bisogna salvare lo stato, ma prima bisogna liberarlo”

Siria. Continua il braccio di ferro fra regime ed esercito siriano libero, e continua la repressione, quest’oggi l’Osservatorio per i diritti umani ha comunicato la morte di altre sette civili. In tre hanno perso la vita a Rastan dopo un intenso bombardamente delle truppe governative. Un altro civile è morto a Daraa, mentre un altro è deceduto nei pressi di un  checkpoint dell’esercito nella zona di Inkhel. Due vittime si registrano anche ad nelle città di Aleppo e Homs, in entrambi i casi i cittadini sono stati freddati dai cecchini del regime.

Poche ore fa i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione hanno condannato il rapimento, avvenuto ieri, di 14 pellegrini sciiti libanesi che avevano provocato incidenti nei quartieri sciiti nel sud di Beirut, con il blocco della strada per l’aeroporto.
In precedenza il regime aveva accusato  l’Esercito libero siriano di esser stato autore dell’episodio, modo questo, secondo i Comitati locali, che il regime avrebbe usato per screditare l’opposizione e che è testimone di una crescente situazione di caos nella quale ogni giorno il regime cerca il modo di: “presentarsi al mondo come il pompiere capace di spegnere le fiamme nella regione”, si legge in una nota dei Comitati locali.
A dare nuovo eco alla situazione siriana le parole del gesuita  Paolo Dall’Oglio, da oltre trent’anni in Siria e che dall’inizio delle manifestazioni anti-Assad (14 mesi fa) si è fatto promotore del dialogo e della riconciliazione. In una lettera inviata a Kofi Annan : “Bisogna salvare lo Stato, certo. Esso e’ di proprietà del popolo. Ma prima e’ necessario liberarlo. Lei ha ripetuto che per riappacificare occorre un processo politico negoziale. Ma si può immaginare questo senza un vero cambiamento nella struttura del potere, specie in una situazione come questa dove il governo e’ una facciata e anche il regime al potere obbedisce a un oscuro gruppo di super gerarchi?”.
Domanda lecita che trova più di una risposta valida, l’attuazione è il problema, ciò che è stato attuato fin ora è il “controllo” degli osservatori Onu. Il capo del dipartimento delle operazioni di pace delle Nazioni Unite Herve Ladsous, in Siria per una visita di quattro giorni, ha diffuso un comunicato in cui informa che la missione degli osservatori Onu ha permesso di ridurre il livello della violenza nel Paese, e in particolare a Homs. Un comunicato che “cozza” con la realtà dei fatti.

Enrico Ferdinandi

23 maggio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook