Il Parlamento UE riconosce una nuova definizione di famiglia

Il Parlamento UE riconosce una nuova definizione di famiglia

 famiglia gayIl Parlamento europeo prende atto dell’esistenza di «famiglie gay» attraverso un testo non vincolante nel quale viene toccato il tema dell’uguaglianza di genere. Ogni cinque anni il Parlamento stila delle linee gererali da seguire affinchè non ci siano discriminazioni lavorative, di nazionalità, etnia, religioni, reddito, convinzioni e scelte sessuali. Tra le indicazioni contenute nel testo è presente l’invito a varare nuove leggi per proteggere le donne dalla violenza, in particolare dalle recenti forme di crudeltà come le cyber-molestie, il cyber-stalking e il cyber-bullismo. Tra le righe del documento votato dall’assemblea emerge inoltre il riconoscimento – da parte di Bruxelles – di un’evoluzione nel concetto classico di famiglia, che non è più visto come immutabile ma come dinamico, che va adattato al variare delle epoche e delle condizioni sociali.

Dopo il referendum irlandese che ha detto ‘sì’ ai matrimoni delle persone dello stesso sesso, ora anche l’Europa ha pronunciato il suo ‘sì’ istituzionale in questa direzione. Già a marzo c’era stato un invito ai Paesi europei per avviarsi verso un riconoscimento delle unioni gay, con l’approvazione di una relazione di Pier Antonio Panzeri (PD) che «incoraggia le istituzioni e gli Stati a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili».

Sulla falsariga di quanto emerso nelle precedenti occasioni di dibattito, in questo ultimo documento il Parlamento europeo afferma la necessità di specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle donne anziane, delle madri single e dei Lgbt. Per quanto riguarda la famiglia – altro tema forte del docuento – il testo dà indicazioni affinché «si tengano in considerazione fenomeni come le famiglie monoparentali e l’omogenitorialità Lgbt». Questi aspetti – precisa lo scritto – debbono essere garantiti in ogni contesto, compreso quello lavorativo, che include – ad esempio – la richiesta di congedo.

Il voto di ieri sottolinea come tutti debbano operare nella direzione dell’uguaglianza, senza pagare dazio alla «diversità». Tuttavia la relazione, sebbene sia stata approvata con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni, non è vincolante per gli Stati membri; questo significa che Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania – Paesi in cui persistono limitazioni alle unioni gay – potranno scegliere liberamente se recepire o meno i suggerimenti del testo, senza nessuna conseguenza.

Per il Presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, l’approvazione del testo è un risultato positivo: «Per fortuna ogni tanto dal Parlamento europeo giungono confortanti notizie: nel rapporto si prende appunto atto che la definizione di famiglia si è evoluta, che oggi esistono quelle tradizionali e quelle omogenitoriali, quelle conviventi e quelle lesbiche e gay. Speriamo che, dopo decenni di inazione, almeno la legge in discussione al Senato sulle unioni civili possa essere un primo passo in questa direzione». Negative invece le reazioni sul fronte popolare. Per il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa, è «un arretramento culturale grave dell’Europa che svilisce il valore della famiglia».

Paola Mattavelli
9 giugno 2015

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