Podemos, dentro al movimento che prova a cambiare la Spagna

Podemos, dentro al movimento che prova a cambiare la Spagna

Pablo-Iglesias-Podemos

La fine del Bipartitismo spagnolo. Adesso è certo, il risultato delle elezioni spagnole “segna l’inizio della fine del bipartitismo” in Spagna. Queste sono state le parole di Pablo Iglesias, leader indiscusso di Podemos – il movimento-partito, ambientalista e di sinistra – commentando il successo del suo partito alle ultime amministrative e regionali in Spagna. Nato da un piccolo gruppo di accademici all’interno de La Complutense di Madrid, nel giro di poco tempo, Podemos è diventata la più grande novità della politica spagnola degli ultimi anni, così da scardinare l’intero sistema politico della Spagna.

Piercing e Coda di Cavallo. Un’analisi su Podemos non può partire senza il suo ispiratore principale, Pablo Iglesias, docente di 29 anni con piercing e coda di cavallo. L’attuale leader di Podemos, ha lo stesso nome che richiama all’uomo che nel 1979 fondò il Partito Socialista spagnolo. Giovane adolescente, militante tra i giovani comunisti di Vallecas, una delle zone più povere di Madrid dove ancora oggi vive in un modesto palazzo pieno di scritte e graffiti, Iglesias ha fatto parte del movimento no global, partecipando al G8 di Genova, ha studiato prima Giurisprudenza all’Università Complutense, poi ha preso una seconda laurea in Scienze politiche, infine un dottorato. La sua tesi in Diritto si intitolava “Multitud y acción colectiva postnacional: un estudio comparado de los desobedientes: de Italia a Madrid”. Tra i pensatori che maggiormente lo hanno influenzato ci sono Antonio Gramsci, il filosofo argentino Ernesto Laclau e sua moglie Chantal Mouffe, femminista e politologa belga che insegna all’università di Westminster nel Regno Unito. Intellettuale e politico. Non solo un intellettuale che studia gli ingranaggi del potere, Iglesias è anche un insegnante brillante e abile nel guidare la protesta studentesca, con le idee chiare su chi è il nemico da combattere, un nemico sempre transnazionale, sempre sfuggente, sempre immateriale, incarnato ora più che mai nel capitalismo globalizzato,  che – secondo lo stesso Iglesias – con Ronald Reagan e Margaret Thatcher si è insediato come ideologia dominante del mondo sviluppato. Interessante una scena avvenuta durante l’anno accademico 2008, in cui Iglesias ha accolto i suoi studenti della Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Madrid, invitandoli a salire in piedi sulle loro sedie: l’idea era quella di rivivere una scena del film “L’attimo fuggente”, il messaggio di Iglesias era forte e chiaro, i suoi studenti erano lì per studiare il potere, “e chi detiene il potere può essere cambiato”.

Il medium è il messaggio. Pablo Iglesias ha cercato di convogliare il dissenso contro i “neoliberisti”, ma anche contro i socialdemocratici e i politici di sinistra, e l’ha fatto attraverso un efficace programma comunicativo, prima come presentatore e moderatore di assemblee pubbliche, poi come conduttore di un programma tv di grande successo, “La Tuerka”, registrato in un garage dismesso di Vallecas e trasmesso sull’emittente locale di Madrid, Tele K. Poi ci sono stati altri programmi, diventati nel frattempo il riferimento del Movimento 15-M – quello cosiddetto degli “indignados”, esaurito dopo una breve esperienza e archiviato con la vittoria del 2011 del conservatore Mariano Rajoy. Il più celebre di questi programmi è “Fort Apache”, trasmesso su Hispan Tv, il canale in lingua spagnola del governo iraniano: nel trailer c’è Iglesias in sella a una moto che dice “Stai attento, uomo bianco. Questo è Fort Apache”.  Molto attento ai sistemi di comunicazione di massa, Iglesias compie il suo salto di popolarità il 25 aprile del 2013, partecipando a un dibattito su Intereconomia, canale televisivo di destra. Nel suo messaggio – chiaramente liquido, mai particolaristico, sempre volto a un ambito propriamente sovranazionale, asciutto e mai paternalista, dal carattere squisitamente post-moderno –  due sono i nemici principali dei “mali della spagna”: da un lato, abbiamo la casta, il nome dato alle élite politiche ed economiche corrotte, che, a suo dire, hanno venduto il paese alle banche, dall’altro, l’azione politica della cancelliera tedesca Angela Merkel e i funzionari non eletti che governano l’euro dalla Banca Centrale Europea.

“Si, Podemos”. Dopo essere diventato molto conosciuto in televisione, nell’agosto del 2013 Iglesias ha cominciato a lavorare per formare un suo partito, con il piano audace e allo stesso tempo difficile: sostituire il PSOE alla guida della sinistra spagnola e spodestare il primo ministro Rajoy alle elezioni del 2015. Il nome “Podemos” è stato scelto non a caso, per due ragioni, primo perché ricordava lo “Yes we can” di Barack Obama, secondo perché riprendeva un jingle molto famoso trasmesso in televisione dopo la vittoria della nazionale spagnola ai Mondiali di calcio del 2010. La nascita di Podemos avviene con non poca difficoltà. Prima di annunciare la nascita del suo partito, il 17 gennaio 2014, Iglesias ha collaborato con i leader politici di sinistra di alcuni paesi dell’America Latina (Rafael Correa in Ecuador e Evo Morales in Bolivia), praticamente senza soldi con cui finanziare le sue attività, senza strutture e con poche idee politiche concrete.

La Marcia del cambiamento. Il Punto di svolta avviene Il 31 gennaio del 2015:  circa 150 mila persone hanno partecipato alla “Marcia per il cambiamento”, manifestazione organizzata da Podemos a Madrid: Iglesias si è rivolto alla folla con la sua retorica molto appassionata, criticando il “totalitarismo della finanza”, dicendo di voler conquistare il potere delle élites e di volerlo consegnare al popolo, esortando le persone a “prendere sul serio i loro sogni”. Molto celebre la sua frase: «Siamo in grado di sognare, possiamo vincere!”. Nel maggio 2014 ci sono state le elezioni per il Parlamento europeo; Podemos ha ottenuto l’8 per cento dei voti, conquistando cinque seggi – Iglesias è stato eletto – e diventando il terzo partito spagnolo appena quattro mesi dopo la sua fondazione ufficiale, avvenuta il 17 maggio del 2014 in un piccolo teatro di Lavapiés, quartiere di Madrid che negli ultimi dieci anni si è riempito di librerie alternative, gallerie e bar. Per vincere e guadagnare consenso, Podemos ha rafforzato il potere dei vertici nel partito e ha ceduto a qualche compromesso, così da crescere nei sondaggi. Negli ultimi dati pubblicati da El País, risulta essere il primo partito del paese (al 22 per cento) davanti al Partito Socialista spagnolo e al Partito Popolare del primo ministro Mariano Rajoy. Lo stesso El Pais accompagno questi risultati con un editoriale in cui annunciava la fine del bipartitismo e l’inizio di un nuovo sistema in cui a giocarsela sono quattro partiti (il quarto è Ciudadanos): “La Spagna si sta avviando a entrare in uno scenario politico completamente inedito”.

Il contesto economico e la crescita di Podemos. Il grande aumento di consensi ottenuto da Podemos in realtà non cade proprio dal cielo. Questo  progetto si è evoluto nel corso di un lungo periodo di tempo, e gli scandali legati alla corruzione che hanno colpito il Partito Socialista e Partito Popolare da un lato, la crisi economica e finanziaria globale dall’altro, sono stati una grande opportunità per il movimento-partito di Pablo Iglesias. La recessione dell’ottobre del 2013, il deficit pubblico e l’alto tasso di disoccupazione, le diseguaglianze economiche cresciute a un ritmo più veloce rispetto a qualunque altro paese europeo, hanno colpito in particolare i giovani e quelli che erano già poveri all’inizio della crisi. Nel corso degli anni, molte le ricette messe in campo per scongiurare il caos: l’aumento del tasso di occupazione attraverso l’introduzione delle leggi di riforma del lavoro che hanno reso il mercato più flessibile (per esempio, sono stati ridotti della metà i costi dei licenziamenti per le imprese in difficoltà ed è stato reso più semplice ridurre i loro stipendi), l’aumento dei consumi privati, la ripresa della fiducia da parte dei consumatori e degli investimenti delle imprese, il miglioramento delle esportazioni, l’ aumento delle tasse per rafforzare le entrate fiscali, come quelle universitarie, la ripresa degli ammortizzatori sociali, gli investimenti pubblici e i costi della pubblica amministrazione tagliati, un settore finanziario reso più solido anche grazie al prestito da 41 miliardi di euro alle banche da parte dell’UE e della BCE, la rivisitazione del sistema pensionistico, tutti interventi che – almeno sulla carta – hanno portato ad alcuni dati e numeri positivi, ma non hanno placato le manifestazioni e le proteste di piazza: “La crisi politica è il momento in cui bisogna avere coraggio”, ha detto Iglesias in un recente comizio, “ed è il momento in cui un rivoluzionario è in grado di guardare la gente negli occhi e dire: “Guarda, queste persone sono i tuoi nemici”.

I punti deboli di un movimento-persona. Tra i vari punti di forza, in Podemos sono presenti anche molti punti deboli, tra questi, il fatto di essere un partito apparentemente molto radicale nel messaggio che trasmette, ma allo stesso tempo molto pragmatico nella sua ricerca stessa del potere, cosa che con il tempo potrebbe snaturarlo dalla sua impronta iniziale. Inoltre, certo, ha il merito di essere un’organizzazione orizzontale fondata sulla partecipazione dei circoli e un grande coinvolgimento degli attivisti, ma la sua popolarità  dipende molto dal suo leader e al momento non s’intravede un lavoro per costruire la spina dorsale del partito, quanto meno una nuova classe dirigente. Inoltre, identificato sostanzialmente con Pablo Iglesias, della “dirigenza” del partito fanno parte altre 60 persone circa: sono quasi tutti uomini – nonostante il partito insista sulla parità di genere – con un’età media di 26 anni, anche se le ultime elezioni, con la vittoria di due donne a Madrid e Barcellona, lascia ben sperare su un cambio di passo.

Quale Futuro per Podemos? Intanto anche le elezioni in Grecia hanno aumentato l’influenza di Podemos. Lo stesso Iglesias ha chiuso la campagna elettorale di Syriza sul palco con l’attuale primo ministro greco Alexis Tsipras. Alle elezioni in Andalusia, i viola hanno praticamente raddoppiato il risultato delle Europee, ottenendo quasi il 15 per cento dei voti, nonostante poi abbiano vinto i socialisti. Dopo il voto di ieri, che vede Podemos vincitore indiscusso, si voterà in altre 13 comunità locali e il prossimo novembre ci saranno le elezioni politiche. La vera sfida di Podemos comincia adesso, nel mantenere vivo il desiderio di sperimentare idee tanto innovative ed avanzate, tanto sul piano teorico, quanto nel mondo reale, non dimenticando mai quella connessione sentimentale con il popolo spagnolo. Quale sarà la strada del movimento-partito Podemos da qui alle prossime elezioni nazionali, ancora non è ancora dato saperlo. Costruirà una identità politica più marcata oppure continuerà ad oscillare come ha fatto fino ad ora (e trionfando), tra movimentismo indignados e nuova socialdemocrazia? Una cosa è certa, qualsiasi sia la strada di Podemos, non si deciderà nulla senza l’impronta  e le prossime mosse del “codino”, Pablo Iglesias.

Rosario Russo

26 maggio 2015

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