Stati Uniti: Washington esorta i paesi del sud est asiatico ad accogliere i migranti Rohingya

Stati Uniti: Washington esorta i paesi del sud est asiatico ad accogliere i migranti Rohingya
Rohingya in mare Foto: Clickittefaq

La Casa Bianca esercita forti pressioni nei confronti dei governi dei paesi del sud est asiatico, esortandoli a ricevere le migliaia di profughi in balia del mare

Rohingya in mare Foto: Clickittefaq
Rohingya in mare Foto: Clickittefaq

WASINGTON – Il governo americano ha accentuato la pressione verso i paesi del sud est asiatico affinché possano accogliere le migliaia di migranti dispesi in mare, le cui condizioni si degradano progressivamente. Le piccole imbarcazioni in mare stanno per cedere e rischiano di affondare da un momento all’altro. Il segretario di Stato Americano, John Kerry, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo tailandese, con il quale ha discusso della situazione dei migranti, attualmente nel mare di Andaman, evocando la possibilità per la Tailandia di fornire loro assistenza temporanea.
“Chiamiamo i governi della regione a non respingere le nuove imbarcazioni che arrivano”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato, Jeff Rathke. Inoltre, i governi locali sono stati invitati a cooperare per salvare la vita dei migranti.

Il tragico destino di migliaia di esiliati del Bangladesh o provenienti dalla Birmania, fuggono dalla miseria o dalle persecuzioni del loro paese di origine, ricordano il dramma dei migranti africani che tentano di raggiungere le coste italiane attraversando il Mediterraneo per approdare in Europa. I viaggi clandestini sono disorganizzati a causa delle nuove politiche repressive del governo tailandese. Non potendo più recarsi in questo paese, tradizionalmente scalo per la loro meta, i trafficanti hanno quindi abbandonato in mare quasi 8 000 migranti. Alcuni, sono riusciti comunque a raggiungere le coste della Malesia e dell’Indonesia dove la polizia ha descritto scene terribili di migranti che lottavano tra loro per effetto dell’affollamento sull’imbarcazione.

Abbandonata questa settimana dal capitano e dall’equipaggio, l’imbarcazione è stata prima respinta dall’Indonesia e dalla Malesia. I migranti avevano quasi finito le scorte di cibo. Una carenza che ha generato ulteriori scontri. Quasi 600 migranti hanno già trovato rifugio nella provincia di Aceh a Sumatra. I pescatori locali, che hanno dato una mano ai migranti durante il loro arrivo, hanno riferito di molti segni di coltellate sui corpi dei passeggeri.

Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon, ha chiamato i paesi a salvare i migranti mentre l’Alto commissario dell’ONU per i diritti dell’uomo, Zeid Ra’ad Al Hussein, si è detto costernato e teme numerosi decessi. Nonostante gli appelli, l’Indonesia rimane inamovibile. “I migranti non saranno autorizzati a entrare nella nostra regione. Se lo faranno, questo potrà creare problemi sociali”, ha dichiarato il generale Moeldoko, capo dell’esercito dell’Indonesia, secondo i media locali.

La Birmania, paese nel quale vivono 1,3 milioni di Rohingya, per ora si rifiuta di collaborare e Rangun ha insistito nel ribadire che non si tratta di un suo problema minacciando di boicottare il summit regionale organizzato dalla Tailandia per il 29 maggio. Il Primo ministro della Malesia, Najib Razak, ha dichiarato sabato che il suo governo sperava in una “risposta positiva” dalla Birmania con la quale è in contatto nel tentativo di regolare i problemi di migliaia di migranti.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
17 Luglio 2015

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