Siria: si vota per le legislative fra repressione, brogli e boicottaggi

Circa 15 milioni di siriani sono chiamati quest’oggi al voto per il rinnovo del Parlamento. Dalle ore 7:00 (6:00 italiane) del mattino sono aperti i seggi in tutto il paese, l’area che si respira è ancora più tesa, difatti tutte le forze d’opposizione hanno deciso di boicottare il voto mentre in tutto il paese, nonostante il piano di pace, la presenza di osservatori Onu, e i continui moniti internazionali, continuano le violenze.

Violenze che solo nella giornata di ieri hanno causato la morte di 22 persone, dallo scorso 12 aprile ad oggi (data in cui è entrato in atto il piano di pace di Annan) le cose sembrano esser cambiate ben poco.
La scelta di boicottare è un modo per richiamare per l’ennesima volta l’attenzione internazionale su quanto sta avvenendo in Siria. Ricordiamo che a volere il voto è stato proprio il regime di  Bashar al-Assad, una mossa strategica volta a dimostrare che la sua amministrazione è ancora in grado di governare nonostante le continue richieste avanzate dal popolo per le sue dimissioni e la conseguente ed innaturale repressione che fin ora ha causato la morte di almeno 11mila civili. Le elezioni erano previste inizialmente per settembre, l’anticipo è considerato come una farsa volta a far prendere tempo al regime e cercare di trasmettere all’estero l’idea che in realtà nel paese vada tutto bene.
Teoricamente i siriani potrebbero, storicamente, per la prima volta scegliere tra più partiti, visto che dopo la nuova costituzione approvata a febbraio grazie ad un referendum sono stati creati nove nuovi partiti. De facto sono sicuri brogli che vedrebbero comunque trionfare i candidati di di Assad, quelli del Fronte progressista nazionale, sulla quasi totalità dei 250 seggi a disposizione in parlamento.

In un intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera il premier turco  Recep Tayyp Erdogan ha affermato che per lui il: “regime di Assad è finito” e che per un intervento militare, da lui consigliato, servono “passi comuni del Consiglio di sicurezza e della lega Araba. Finora siamo stati pazienti con la Siria ma se il governo commetterà ancora degli errori alla frontiera questo sarà un problema della Nato, come recita l’articolo 5”.
Ricordiamo che in Turchia dall’inizio delle proteste sono arrivati ad Antakya oltre 25.000 profughi.
Erdogan ha inoltre affermato che il  piano di Kofi Annan è stato un fallimento: “Assad non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte ad Annan. Le uccisioni continuano. il consiglio di sicurezza dovrebbe prendere la cosa più seriamente. La Unione Europea non dovrebbe rimanere un osservatore esterno. Se penso a un intervento armato? Questo non è solo un problema della Turchia. Servono passi comuni del Consiglio di Sicurezza, della Lega Araba”.

Enrico Ferdinandi

7 maggio 2012

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