Grecia: elezioni legislative cruciali per il paese

Quasi dieci milioni di elettori iscritti sono chiamati alle urne in Grecia per rinnovare i 300 seggi del Parlamento, giudicato responsabile della crisi economica. I due principali partiti, il parito socialista (PASOK) e la nuova democrazia (destra), dovrebbero essere oggetto di un voto di sanzione nell’occasione di questo scrutinio che potrebbe rovesciare la politica nazionale. Le due formazioni, che si sono succedute dalla fine della dittatura militare nel 1974, partecipano dal 2011 ad un governo intermediario di unione nazionale.                                                                                        

La Grecia dal mese di maggio 2010 dipende da due piani di salvataggio pluriennali di alcuni miliardi di euro e dal fondo monetario internazionale che gli ha evitato il fallimento. Ma la capitale ha dovuto prendere delle contromisure di austerità estremamente rigide che hanno lacerato l’economia del paese entrato nel quinto anno di recessione, con un tasso di disoccupazione pari al 21,6% della popolazione attiva. E in questo clima di collera popolare che il governo di transizione di Lucas Papadémos applica le proprie riforme. I principali candidati hanno mantenuto un profilo basso alfine di evitare problemi per le strade della città. Il presidente del PASOK, l’ex ministro delle finanze Evangelos Vénizelos, ha votato a Salonicco, sottolineando il carattere cruciale di questo scrutinio.                                                                                                                                    “I cittadini conoscono la situazione in dettaglio, i problemi, i pericoli e le prospettive” ha affermato. Queste elezioni legislative anticipate si svolgono in un paesaggio politico frammentato: 32 partiti sono in lista, tra i quali numerose piccole formazioni opposte alle misure di austerità. Anche se profonde divisioni escludono salvo imprevisti la formazione di un alleanza per governare, potrebbero anche seriamente ostacolare la politica di raddrizzamento dettata dall’UE (Unione Europea) e il Fondo Monetario Internazionale in contropartita con il mantenimento del paese, che non ha da pagare gli stipendi e le pensioni, sotto infusione finanziaria.          

Manuel Giannantonio

6 maggio 2012

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