Gaza: testimonianze choc dei soldati

Gaza: testimonianze choc dei soldati
Una bambina innocente vittima della violenza degli scontri Foto: MintPressnews

L’Ong Breaking the silence ha raccolto le testimonianze dei soldati sulle terribili distruzioni inflitte al territorio. Emergono verità destabilizzanti

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Carri armati impiegati nella striscia di Gaza Foto: Reuters

GAZA – “Mi ricordo. Tutti i carri armati erano allineati. Chiesi personalmente al mio capo: ‘ su quale dobbiamo sparare?’, mi ha risposto ‘Scelga lei, dove vuole’. Poi, più tardi, durante una conversazione con gli altri, ognuno aveva scelto il proprio obiettivo, il comandante disse via radio: ‘Buongiorno al-Bureij’.

L’Ong israeliana Breaking the silence, ha raccolto questa e altre testimonianze da una sessantina di soldati che hanno preso parte all’operazione “Bordo protettore” lanciata l’estate scorsa dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza. L’insieme delle testimonianze, è stato assemblato in un apposito rapporto intitolato: “Ecco come abbiamo combattuto a Gaza”.

Un quarto delle testimonianze, come precisato dall’Ong, provengono da uomini impiegati nella marina, nell’aviazione e nelle operazioni via terra. L’obiettivo del rapporto è quello di colmare le lacune tra le dichiarazioni del portavoce del governo israeliano e quelle dell’esercito israeliano sul modo in cui si sono svolti gli scontri e la realtà descritta dai soldati che hanno partecipato all’operazione.
Diversi soldati descrivono la distruzione sistematica delle case dopo il loro passaggio. “A un certo punto, abbiamo capito che funzionava così. Lasci una casa e quella casa è finita. Il D9 (un buldozer) arriva e la schiaccia (…) abbiamo cominciato così in un quartiere, da nord a sud dopo la nostra partenza il quartiere era in rovina…”

“A questo punto siamo tornati in un settore dove abbiamo stazionato prima. Non riconoscevamo il quartiere perché metà delle case erano semplicemente sparite. Sembrava un film, vacche erranti nelle strade, un degrado di distruzione che non avevamo mai visto”.
Le testimonianze lasciano trasparire che per lo Stato maggiore, i civili non dovevano trovarsi in zone di Guerra. La striscia di gaza è un lembo di terra la cui popolazione è accerchiata, senza possibilità di lasciare il territorio. Alla domanda “Vi è stato detto cosa dovevate fare trovandovi faccia a faccia con i civili?”, un sergente ha risposto “Nessuno ci ha parlato di questo. Secondo loro non doveva esserci nessuno”.

Un altro soldato è interpellato sulle case distrutte dopo gli spari preventivi utilizzati per prevenire gli abitanti prima che la loro abitazione sia nel mirino di un colpo aereo. “Eravate sicuri che nessun civile era presente all’interno di una struttura prima di bombardarla?”, chiede l’Ong. “Non è obbligatorio. L’obiettivo era il comandante aggiunto di un battaglione di [Hamas] a Shuja’iyya. Un attacco doveva essere lanciato se il numero di civili era troppo elevato. Per troppo elevato, intendo un numero a due cifre”, risponde il soldato.

Una bambina innocente vittima della violenza degli scontri Foto: MintPressnews
Una bambina innocente vittima della violenza degli scontri Foto: MintPressnews

“C’era questa ragazzina, con visibili problemi mentali; gli spari in prossimità dei suoi piedi la facevano ridere, il soldato aveva spiegato prima che si trattava di una pratica per tenere la popolazione lontana dai soldati. Continuava ad avvicinarsi. Nessuno le sparava (…) Immagino che sia fuggita dai genitori. Non credo che l’avessero mandata apposta. Ammetto che volevo davvero sparargli sulle ginocchia”.
Tra i punti sostenuti dall’Ong in questa inchiesta, c’è soprattutto una denuncia contro una politica deliberata: “Il principio di minimo rischio per le nostre forze, al rischio di causare la morte di civili innocenti”, indica nell’introduzione del rapporto, l’origine di un pregiudizio di massa e senza precedenti per la popolazione e le infrastrutture civili nella striscia di Gaza”.

Dopo il fallimento di un cessate il fuoco, gli ufficiali comunicano alle truppe che non incontreranno civili nel settore in cui si trovavano. Ciò significa che tutte le persone che si trovavano di fronte erano, per esclusione, dei terroristi. Di fronte ai dubbi dei soldati, la risposta tipica di un ufficiale era: “È una situazione complessa. Realizzo che in alcuni casi, degli innocenti possono essere uccisi, ma non dovete correre nessun rischio né far correre rischi ai vostri colleghi. Dovete sparare senza esitazioni. Le istruzioni erano di sparare immediatamente. Qualsiasi persona che entra nel settore che avete sotto gli occhi, sparate per uccidere. È un ordine esplicito”.

In totale, sono 2220 i Palestinesi, di cui 1500 civili morti durante l’operazione, secondo un rapporto redatto dall’ONU. Gli Israeliani che hanno perso la vita sarebbero 73, di cui 67 soldati.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
4 Aprile 2015

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