Giappone, addio al nucleare: spento ultimo reattore attivo

“Oggi è un giorno storico”, queste le parole di  Masashi Ishikawa, popolare militante anti-nucleare nipponico che questa mattina ha parlato ad una grande folla di circa 6.000 persone riunita per festeggiare a Tokyo lo spegnimento dell’ultimo reattore nucleare attivo nel paese. Erano ben 42 anni che il Giappone non rimaneva senza energia nucleare.
Basti pensare che nel paese si contano bene 54 centrali nucleari e che la superficie della prefettura di Fukui (pari a quella della città di Roma) conta da sola ben 14 centrali ed è di fatto l’area più nuclearizzata del globo.

La decisione di fermare le attività nucleari è arrivata dopo quanto successo a Fukuschima in seguito al terremoto, il peggiore incidente nucleare dopo quello di Cernobyl.
Da qui le crescenti paure della popolazione hanno portato a non far più ripartire tutte le unità fermate per gli stress test di routine proprio a causa delle forti resistenze registrate tra le comunità locali. Difatti il processo amministrativo di riavvio prevede che ci sia il consenso espresso dagli enti locali che ospitano gli impianti. Consenso che fin ora non è ancora arrivato. Alcuni rappresentati del governo vorrebbero ripristinare almeno alcune centrali visto il rischio di mancanza d’energia per i periodi più caldi dell’anno e l’aumento dell’inquinamento. Ora il Giappone sta utilizzando energia prodotta da petrolio e gas, prima della “crisi nucleare” più di un terzo del fabbisogno energetico del paese era garantito dall’attività delle centrali nucleari.
Da alcuni sondaggi effettuati negli scorsi giorni è emerso che la maggior parte dei cittadini, il 59,5% dei sopravvissuti al terremoto e al disastro nucleare di Fukushima, è contrario al ritorno al nucleare.

Enrico Ferdinandi

5 maggio 2012

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