Pakistan: condannati all’ergastolo gli aggressori di Malala Yousafzai

Pakistan: condannati all’ergastolo gli aggressori di Malala Yousafzai
La copertina del TIME Magazine consacrata alla lotta di Malala

Dieci uomini sono stati condannati all’ergastolo da un tribunale antiterrorista. Nel 2012, hanno tentato di assassinare la giovane ragazza, allora 15enne

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Il volto speranzoso di Malala Foto: © PAUL ELLIS

Pakistan – Gli aggressori di Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace, sono stati condannati al carcere a vita. L’adolescente si oppose ferocemente alla violenza e al radicalismo religioso, sfuggendo in extremis al tentativo di omicidio dei talebani pakistani del TTP mentre rientrava da scuola nella sua città natale di Mingora, situata nel nord ovest pachistano. L’esercito pachistano che a giugno ha condotto un’operazione contro i talebani del TTP e altri jihadisti legati ad Al Qaeda, ha annunciato lo scorso settembre, l’arresto di dieci uomini per i loro presunti legami nell’attacco proliferato conto Malala nella città di Swat, sotto il controllo degli islamisti radicali dal 2007 al 2009 per imporre il loro regime di terrore e privare le ragazze dell’educazione.

Il principale sospettato è ancora oggi in fuga. Giovedì, “Questi dieci assalitori implicati nell’attacco contro Malala sono stati condannati all’ergastolo”, ha affermato un alto responsabile del tribunale antiterrorista di Mingora, leggendo la decisione del giudice Mohamma Amin Kundi: “Ognuno di loro ha ricevuto una pena di 25 anni di prigione”, cosa che corrisponde all’ergastolo nel sistema giudiziario pachistano”, ha precisato un altro responsabile sotto copertura dell’anonimato temendo di essere nel mirino di ritorsioni e di rappresaglie da parte dei talebani pachistani. Le autorità hanno tuttavia indicato che lo scorso settembre, l’uomo ha sparato direttamente sulla ragazza, rifugiandosi successivamente dall’altra parte della frontiera, in Afghanistan, come numerosi esponenti dei talebani pachistani appartenenti al Mollah Fazlullah.

Il toccante discorso di Malala alle Nazioni Unite:

Malala, iniziò la sua personalissima lotta nel 2007 mentre i talebani imponevano la loro sanguinosa legge nella città di Swat, in passato meravigliosa meta turistica. L’undicenne, molto influenzata dal proprio padre, direttore scolastico, alimentava un blog sul sito della “BBC” in lingua pachistana. Attraverso lo pseudonimo di Gul Makai, descrive il clima di terrore e di oppressione culturale che regna nella sua città. Il 9 ottobre 2012, alcuni jihadisti del TTP fecero irruzione nell’autobus scolastico di Malala all’uscita della scuola.

La copertina del TIME Magazine consacrata alla lotta di Malala
La copertina del TIME Magazine consacrata alla lotta di Malala

Uno dei due chiese chi fosse Malala, prima di sparargli un proiettile in testa. Il proiettile rimbalzò sul lato destro del cranio per uscire dalla nuca. Tra la vita e la morte, l’adolescente viene portata di corsa all’ospedale di Birmingham, in Gran Bretagna, dove riprende conoscenza qualche ora dopo. Poco nota all’estero, la giovane militante del diritto all’educazione delle ragazze è diventata in pochissimo tempo icona mondiale della lotta contro l’estremismo al punto da ricevere lo scorso ottobre, due anni dopo l’attacco che l’ha paradossalmente rivelata al mondo, il premio Nobel per la pace in maniera congiunta con l’indiano Kailash Satyarthi. Tuttavia, in ragione delle minacce che continuano a pesare su di lei nella sua terra di origine, la ragazza prosegue i suoi studi in Inghilterra, portando avanti la sua lotta per l’educazione e contro l’estremismo attraverso il mondo.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
1 Maggio 2015

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