Nepal: dopo il sisma regna il caos a Katmandu

Nepal: dopo il sisma regna il caos a Katmandu
Intere strade sono state piegate dalla forza del terremoto

Dopo quattro notti passate a dormire fuori con i bambini e dopo ore di attesa al sole nella speranza di poter salire su un autobus per lasciare la capitale devastata, le famiglie di Katmandu sono letteralmente esauste. Devastate psicologicamente e fisicamente. Nel frattempo si appesantisce sempre più il già terribile bilancio delle vittime

 

Famiglie in fila per l'autobus che porta fuori città a Katmandu Foto: Reuters
Famiglie in fila per l’autobus che porta fuori città a Katmandu Foto: Reuters

KATMANDU – La polizia ha trovato moltissime complicazioni nel riportare la calma tra le migliaia di sopravvissuti al sisma che ha messo in ginocchio la capitale del Nepal e ucciso oltre 5.000 persone. Le autorità nepalesi hanno ammesso di aver commesso alcuni errori nelle prime fasi di soccorso iniziale. Nelle località più remote, sono in molti ad attendere ancora un aiuto. “Abbiamo sentito questo rumore terribile. Era come un treno ma arrivava dalle profondità (…)”, ha dichiarato alla stampa locale un abitante.

Il bilancio del sisma nepalese potrebbe aggravarsi ulteriormente fino a 10 000 morti, come sostenuto dal primo ministro nepalese Sushil Koirala. L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), ha indicato che otto milioni di persone sono state vittime delle conseguenze del terremoto e della conseguente catastrofe che ha generato in questo paese di 28 milioni di abitanti. Più di 1,4 milioni di persone necessitano di cibo, acqua e di un riparo come precisato dall’Ong nel suo rapporto. Il primo ministro nepalese ha chiesto un aiuto internazionale per ottenere tende e medicine. Ad oggi, sono centinaia le persone che tentano la fuga da Katmandu.

Un video del “New York Times” che mostra l’affascinante bellezza di Katmandu prima del sisma:

Il bilancio è stato aggiornato poche ore fa a 4310 morti, dall’annuncio del portavoce del ministro degli interni Laxmi Prasad Dhakal. La svizzera è ancora in attesa di notizie di una decina di suoi cittadini presenti sul territorio nepalese durante il sisma. Per ora nessuna vittima elvetica è stata recensita mentre le vittime italiane sono 4: Renzo Benedetti e Marco Pojer travolti da una frana mentre stavano facendo trekking a 3500 metri di quota nella Rolwaling Valley. L’hanno raccontato due compagni di spedizione, Iolanda Mattevi, ferita, e Attilio D’Antoni, illeso. Sono morti anche Oskar Piazza, del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige, e Gigliola Mancinelli, 51 anni, di Ancona, Salvi Giuseppe ‘Pino’ Antonini, 53 anni, di Ancona, e Giovanni ‘Nanni’ Pizzorni, 52 anni.

Video di Renzo Benedetti, una delle vittime italiane del terremoto nepalese. Roberto era a Katmandu per fare trekking a 3500 metri di quota nella Rolwaling Valley:

Il bilancio delle vittime presso il campo base dell’Everest è di 18 morti e una sessantina di feriti. Lunedì i primi alpinisti hanno iniziato l’evacuazione dalla zona via cielo. Nel frattempo la macchina dei soccorsi internazionali si è attivata e da Tokyo una squadra di soccorritori giapponesi è in partenza in queste ore per il Nepal. Da domenica gli elicotteri hanno iniziato ad atterrare nel campo base dell’Everest, dove un gigantesco muro di neve, alzatosi durante il sisma, si è scagliato contro le tende degli alpinisti, uccidendo 10 persone. Secondo la stampa locale, almeno cinquanta persone sono state vittime del terremoto durante la visita turistica nelle zone di Bhimsen, e di Dharahara, un monumento del XIX secolo aperto al pubblico da dieci anni.

Intere strade sono state piegate dalla forza del terremoto
Intere strade sono state piegate dalla forza del terremoto – Foto: BBC News

Il governo aveva promesso di organizzare decine di autobus speciali ma la polizia è stata impiegata presso la zona del Parlamento, dove la folla, si è riunita all’alba nella speranza di poter salire su un autobus. “Ci lasciano morire di fame nel freddo e tutto ciò che il governo riesce a fare è di farci attendere in fila. Perché è così lento?”, si chiede una donna intervistata mentre attende con altre migliaia di Nepalesi. “Sento le informazioni che dicono che i governi e le Ong sono qui, ma dove sono? Il nostro governo è totalmente assente. Non è nemmeno riuscito a darci dell’acqua, senza parlare di un riparo”, ha aggiunto.
Una gran parte di Katmandu è ridotta letteralmente in rovina dal sisma di magnitudo 7,8 di sabato. Sono immense le file di attesa formatesi nella notte dopo che il governo aveva annunciato che avrebbe offerto un servizio di trasporto via autobus gratuito per gli abitanti della capitale, spaventati e senza nulla, nel loro villaggio.

Tra le problematiche post sisma che iniziano a diffondersi, c’è il rischio della diffusione di epidemie. La gente brucia i cadaveri per strada onde evitare contagi e le strade sono impregnate di un odore molto pungente, quello della morte. Le malattie in questo contesto iniziano a svilupparsi e diffondersi. La popolazione di Katmandu è fortemente aumentata negli ultimi anni ma numerosi dei suoi abitanti considerano il proprio villaggio come la loro abitazione nella quale sognano di tornare. “Viviamo nella tenda dal terremoto ed è una situazione molto difficile”, ha detto Humpasad Pokharel, insegnante di 35 anni che attende con sua moglie, sua figlia e la neonata di poter sistemarsi in un altro alloggio più confortevole.

Spettacolare video di un drone che riprende dal cielo Katmandu dopo il terremoto:

Molta gente sembra essere rassegnata a una lunga e frustrante attesa che sale con il passare delle ore. La situazione si fa progressivamente sempre più tesa e rischia di degenerare nella contestazione popolare. “La gente è molo in collera”, ha dichiarato Bikash Niraula, contabile 25enne. Questa mattina, una radio ha comunicato che un insieme di Ong metteranno a disposizione 500 autobus per facilitare lo spostamento della popolazione dalla capitale alle province. Sono solo 40, però, gli autobus arrivati. Sale, dunque, l’incertezza, la paura e la frustrazione per le strade di Katmandu.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
29 Aprile 2015

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook