Stati Uniti: l’ultimo atto del razzismo poliziesco

Stati Uniti: l’ultimo atto del razzismo poliziesco

Le tensioni razziali negli Stati Uniti sono giunte a un punto critico. La serie di omicidi commessi dalla polizia negli ultimi anni aggrava ulteriormente un contesto delicatissimo e il caso di North Charleston rappresenta la punta di un iceberg che non può più essere ignorato

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Walter Scott a terra Foto: “The Post and Courrier”

NORTH CHARLESTON – Un poliziotto bianco è stato arrestato e incolpato di omicidio a North Charleston, nello Stato della Carolina del sud (nel sud est degli Stati Uniti), dopo aver sparato diversi colpi con la sua pistola d’ordinanza su un uomo afroamericano che non sembrava assolutamente essersi dato alla fuga. Il fatto sopraggiunge in un contesto di tensioni razziali particolarmente esacerbato. Il poliziotto, Michael Slager, ha sparato ben otto volte nella schiena dell’uomo che si è fatto arrestare durante un banale controllo di routine. Il video dell’accaduto è visibile sul sito del “The Post and Courrier” che l’ha pubblicato dopo averlo ricevuto da un testimone e premiato con il Pulitzer proprio oggi. La ripresa effettuata tramite telefonino evidenzia come l’uomo, Walter Scott, 50 anni, sia morto poco dopo.

Il poliziotto rischia la pena di morte o in alternativa una detenzione di 30 anni. Attualmente, è stato trasferito nella contea di Charleston, come precisato dalla polizia in un apposito comunicato. Il mandato d’arresto nei confronti dell’uomo delle forze dell’ordine indica che “Thomas Slager ha illegalmente premeditato di uccidere la vittima”. “Ha sparato sulla vittima a diverse riprese”.

Senza video la verità sarebbe stata svelata?

Il sindaco della città, Keith Summey ha spiegato durante una conferenza stampa che l’arresto del poliziotto è stato motivato dalla sua “pessima decisione”, come riportato dal ‘Post and Courrier’. Quando prendete una pessima decisione, poco importa se proteggete la popolazione o un semplice cittadino per strada, dovrete vivere con le conseguenze di quella decisione”, ha dichiarato il capo della polizia locale. Prima della diffusione del video, il poliziotto avrebbe affermato che Walter Scott l’ha aggredito impossessandosi del suo taser di ordinanza. Durante una conferenza stampa, il fratello della vittima si è interrogato: “Se non ci fosse stato il video, conosceremmo la verità? Avremmo visto la verità? ”L’avvocato della famiglia ha aggiunto: “Il cammino che abbiamo iniziato per ottenere giustizia inizia ora”. La polizia della Carolina del sud non ha rilasciato nessun tipo di commento poiché l’inchiesta è in corso.

Questo episodio rischia di riaccendere le già vive tensioni razziali negli Stati Uniti, già scossi dai numerosi casi di afroamericani abbattuti, spesso brutalmente, dalla polizia. Il caso di Ferguson nello Stato del Missouri, in cui un giovane ragazzo afroamericano fu ucciso da un poliziotto, provocò inevitabilmente manifestazioni in tutto il paese a stelle e strisce per denunciare le violenze poliziesche contro i “ragazzi neri”. Il poliziotto di Ferguson è stato graziato dalla legge per mancanza di prove. Tuttavia, il dipartimento della giustizia ha pubblicato un rapporto sulle pratiche della polizia e dei responsabili della municipalità, di cui molti hanno dato le dimissioni allo scoppio delle contestazioni.

Il rapporto era molto atteso. Gli eventi di Ferguson, aggiunti ad altre sbavature della polizia, innescarono la collera della comunità nera e dei militanti dei diritti civili per mesi. Barack Obama, 44° presidente americano e primo afroamericano a ricoprire questo incarico nella storia del paese, ha affermato attraverso una radio che quanto accaduto a Ferguson “non è un incidente isolato”. La Casa Bianca allora comunicò l’inizio di cambiamenti profondamenti radicali nella polizia americana, con l’intento di migliorare le relazioni tra le minoranze e le forze dell’ordine. Allo scopo di perfezionare questo compito, è stato aperto un apposito ufficio presso il ministero della Giustizia per migliorare le relazioni tra la polizia e la comunità afroamericana.

Tra le varie reazioni spunta quella dei “Simpsons” che non sono più gialli come ce li ricordiamo ma bensì neri. Si, la famiglia nata dalla matita di Matt Groening è diventata afroamericana ma non per voler del loro creatore. L’idea è venuta all’italiano Alexsandro Palombo. All’inizio del mese, questo artista ha deciso di dare una voce, di dare forma a un altro tipo di protesta realizzando disegni che ha chiamato «Black Lives Matter. We Are One, We are all Human. ‪#‎StopRacism‬».

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«Black Lives Matter. We Are One, We are all Human. ‪#‎StopRacism‬» di Alexsandro Palombo

Così Bart diventa il teppistello nero ucciso dal poliziotto Winchester. Non è la prima denuncia di questo genere pubblicata dall’artista. Realizzò, infatti, alcuni disegni raffiguranti i deportati dell’olocausto in stile Disney.  Un’altra forma di protesta che vuole essere anche una sensibilizzazione sul tema è l’opera di Shirin Barghi, un regista iraniano. Lavora nella grande mela da dove ha ripreso le ultime parole di Eric Garner e di altri uomini afroamericani morti per mano delle forze dell’ordine.

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La realtà è che la situazione resta assolutamente insostenibile quanto di una banalità sconcertante e scioccante. La caccia all’uomo nero sembra esserci da sempre in questo paese. Gli Stati Uniti dovrebbero indignarsi e protestare in prima linea, limitare la discriminazione razziale. Valutare una razza inferiore ad un’altra non è un’opinione ma un reato. Lévi Strauss ha spiegato nel 1973 a un’attonita platea dell’Unesco che “non è affatto riprovevole porre un modo di vivere e di pensare al di sopra di un altro e provare scarsa attrazione per determinati individui e per un modo di vivere che si allontani troppo dalle nostre abitudini. Questo non ci autorizza a opprimere e distruggerne i valori”.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
21 Aprile 2015

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