Cuba: il paese verrà rimosso dalla lista nera americana

Cuba: il paese verrà rimosso dalla lista nera americana
Barack Obama e Raul Castro al meeting di Panama che segna il disgelo storico tra le parti

Il presidente Obama ha accettato martedì di ritirare Cuba dalla blacklist americana degli Stati che sostengono il terrorismo. Una decisione accolta come “giusta” da l’Avana che segna un altro passo decisivo verso la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi

Barack Obama e Raul Castro al meeting di Panama che segna il disgelo storico tra le parti
Barack Obama e Raul Castro al meeting di Panama che segna il primo riavvicinamento tra le parti

 WAHINGTON D.C – Il 44° presidente degli Stati Uniti d’America è passato alla storia già per il semplice fatto di essere stato eletto. Questo perché ha realizzato un sogno che alcuni fa sembrava impossibile. Neanche il militante Marthin Luther King Jr, o l’attivista politico Malcolm X avrebbero mai potuto immaginarsi una simile realtà. Obama, infatti, dopo una campagna elettorale sensazionale condita dal moto “Yes we can”, nel 2008 diventa il primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti. Nel corso dei due mandati consecutivi, Barack Obama ha segnato fasi di rilevanza storica nella politica estera ed interna del paese come la cattura dell’allora numero uno di Al Qaeda Osama Bin Laden, ritenuto diretto responsabile dell’attentato alle torri gemelle, ucciso dalla missione dei Navey Seals ad Abbottabad in Pakistan e la riforma sanitaria “Obamacare”. Ora, il 44° presidente americano sta progressivamente edificando un altro passo di storica rilevanza.

La rimozione di Cuba dalla lista americana dei paesi che sostengono il terrorismo, suscita inevitabilmente la speranza dell’isola. L’incontro tra Obama e il presidente Raul Castro a Panama è il primo tra i due paesi dopo la rottura dei rapporti diplomatici tra le parti datata 1961, anno di nascita dello stesso Obama. “Il governo di Cuba riconosce la decisione presa dal presidente degli Stati Uniti di sopprimere Cuba dalla lista sulla quale non avrebbe mai dovuto configurare”, afferma la direttrice generale incaricata degli Stati Uniti presso il ministero esteri cubano, in una dichiarazione.

L’isola aveva posto questo ritiro come condizione per il recupero delle relazioni diplomatiche con Washington, oggetto di diversi conversazioni, all’Avana a gennaio e il mese successivo a Washington, dopo l’annuncio storico del riavvicinamento tra le parti di dicembre. L’obiettivo è quello di riaprire le ambasciate nelle due capitali. In un rapporto presentato al Congresso, Obama ha manifestato la sua volontà di sopprimere Cuba dalla lista, come annunciato dalla Casa Bianca. Inoltre, ha fatto notare che il governo cubano non ha apportato nessun sostegno al terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi.

 Gli eletti hanno ora 45 giorni per manifestare la loro opinione. Se si oppongono al ritiro, Obama potrà esercitare il diritto di veto. Il ritiro, è stato raccomandato dal dipartimento di Stato americano. In una prima fase di questo processo, Washington non si augurava di associarsi a questo dossier, ma il dipartimento di Stato ha insistito sostenuto da altre organizzazioni. La notizia, trasmessa sull’isola via web e tramite la televisione venezuelana Telesur, ha già riacceso la speranza del popolo cubano.

Dick Durbin, seconda forza dei democratici al Senato, ha apertamente sostenuto l’iniziativa del presidente Obama. “Nonostante non sia un sostenitore del regime di Castro, continuo a credere all’apertura dell’isola alle idee, al commercio, all’elenco americano e alla maniera più efficace di vedere un paese più aperto e tollerante”, ha dichiarato.

Naturalmente, il campo repubblicano è di tutt’altro avviso. Il senatore e attuale candidato alla Casa Bianca Marco Rubio ha qualificato questa decisione “terribile” aggiungendo: “Cuba è uno Stato che sostiene il terrorismo. Ospita persone fuggite dalla giustizia americana compreso qualcuno che ha ucciso un polizotto nel New Jersey 30 anni fa”.

Jeb Bush altro repubblicano candidato nella corsa alla Casa Bianca, ha molti sostenitori tra i Cubani esiliati in Florida mentre Ed Rice, presidente repubblicano della commissione degli affari esteri presso la Camera dei rappresentanti, ha accusato la Casa Bianca di non aver consultato il Congresso.

Cuba figura su questa lista insieme a paesi come la Siria, l’Arabia Saudita e la Repubblica islamica dell’Iran. Se l’isola sarà ritirata dalla blacklist, potrebbe nuovamente pretendere finanziamenti da parte di organismi internazionali e l’apertura di un’ambasciata negli Stati Uniti ma anche l’accesso al sistema bancario americano. Ciò potrebbe generare una ratifica dell’embargo economico che colpisce il paese dal 1962.

Di Manuel Giannantonio

([email protected])

15 Aprile 2015

 

 

 

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