Storica stretta di mano tra Obama e Castro

Storica stretta di mano tra Obama e Castro
Barack Obama e Raul Castro durante il loro incontro

Il 44° presidente americano e quello cubano si sono incontrati durante il summit delle Americhe. Si tratta di un evento dalla portatastorica poiché primo scambio tra i presidenti dei due paesi dal 1956

Barack Obama e Raul Castro durante il loro incontro
Barack Obama e Raul Castro durante il loro incontro

PANAMA – Barack Obama e Raul Castro hanno segnato una tappa decisiva quanto storica nel processo graduale di riavvicinamento tra i due paesi. Durante il summit delle Americhe tenutosi a Panama i due dirigenti hanno avuto una conversazione al margine delle riunioni dei 35 capi di Stato. Si tratta del primo scambio tra i presidenti delle due nazioni dal 1956, ossia cinque anni prima della rottura delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba.
L’appuntamento si è aperto con la stretta di mano tra i due uomini che hanno ugualmente colto l’occasione per uno scambio di battute sfoderando un sorriso d’intesa.

L’annuncio del disgelo tra i nemici della guerra fredda apre la via a lunghe negoziazioni con l’intento di risolvere numerose questioni e problematiche sorte in questi 53 anni. Il dipartimento di Stato Americano spinge per l’abbattimento di un primo ostacolo: la presenza di Cuba nella blacklist dei paesi che sostengono il terrorismo. Il democratico Ben Cardin, il più importante nella commissione degli Affari esteri del Senato, ha deposto una raccomandazione del dipartimento di Stato per il ritiro del paese dalla lista.

Togliere Cuba da questa lista nera rappresenta, dunque, la condizione principale alla riapertura delle ambasciate in entrambi i paesi. Tuttavia, l’ottimismo deve fare i conti con le parole di Obama che ricorda a tutti che queste operazioni “prenderanno tempo”. Raul Castro, infatti, ha prevenuto che la normalizzazione non “sarà possibile” finché sarà in vigore l’embargo, in atto dal 1962 contro l’isola comunista, che richiede inesorabilmente il suo annullamento da anni.

A complicare il caso si aggiungono i dossier della base navale di Guantanamo (est), zona sotto il dominio americano dal 1903, e quelli della compensazione richiesta dai due paesi per l’embargo e la nazionalizzazione in corso tra l’Havana e Washington.
Preoccupato di rimettere piede sul continente dopo aver affrontato la questione cubana, Barack Obama ha annunciato al summit di essere presente con la volontà di farsi portatore di dialogo. Dovrà però affrontare i numerosi paesi latino americani contrari alla sua decisione di firmare un decreto che qualifica il Venezuela come principale alleato economico di Cuba e come minaccia per gli Stati Uniti.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato questo giovedì che raccoglierà oltre 13 milioni di firme contro l’annullamento di questo contestatissimo decreto. Washington e Caracas hanno tentato di calmare le acque, gli Stati Uniti ammettono che il Venezuela non è una minaccia e Maduro si è detto disposto al “dialogo”.

Per quanto concerne i risultati reali del summit di Panama, ufficialmente consacrato alla prosperità dell’uguaglianza, circolano rumori insistenti nella capitale sull’assenza della dichiarazione finale del litigio venezuelano. Il summit annovera anche la presenza di Federica Mogherini, capo della diplomazia europea.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
11 Aprile 2015

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook