Turchia: procuratore rapito, imposto il silenzio stampa nel paese

Turchia: procuratore rapito, imposto il silenzio stampa nel paese
Il procuratore Mehmet Selim Kiraza

Uomini armati hanno preso oggi pomeriggio in ostaggio il procuratore incaricato del caso Berkin Elvan, che è stato ucciso durante la manifestazione contro Erdogan nell’estate del 2013

Il procuratore Mehmet Selim Kiraza
Il procuratore Mehmet Selim Kiraza

TURCHIA – La foto, di origine sconosciuta, postata sui social network, non lascia spazio a nessun dubbio. Il primo piano dello scatto mostra il procuratore turco Mehmet Selim Kiraz, seduto con una pistola puntata alla testa da un uomo che nasconde parte del volto con una bandiera del partito del Fronte rivoluzionario della liberazione del popolo (DHKP-C), un’organizzazione di estrema sinistra considerata senza mezzi termini come terroristi dal paese.

Il rapimento del procuratore si svolge all’interno del palazzo di Caglayan, sul versante europeo di Istanbul, sono stati immediatamente impiegati poliziotti lungo il perimetro del tribunale. Questo procuratore è in carica per l’inchiesta dopo la morte di un adolescente ferito dalla polizia durante le manifestazioni contro il governo tenutesi nel 2013. Secondo i media turchi, che citano una dichiarazione pubblicata su un sito internet vicino agli estremisti, il gruppo ha minacciato di uccidere l’ostaggio se i poliziotti responsabili della morte del ragazzo non faranno una “confessione pubblica”.

Il procuratore Mehmet Selim Kiraza, indagava effettivamente sulle circostanze della morte di Berkin Elvan, morto l’11 marzo 2014 dopo 269 giorni di coma provocato da una granata lacrimogena della polizia nella capitale, durante una delle manifestazioni del 2013. L’annuncio del decesso del ragazzo di 15 anni ha provocato la protesta spontanea in piazza di tutte le grandi città del paese coinvolgendo centinaia di migliaia di persone. L’anno scorso, numerosi manifestanti hanno commemorato la sua scomparsa.

Il caso Berfin è inevitabilmente diventato il simbolo della rivolta come accade spesso durante le repressioni violente esercitate dal potere. Quello che sta succedendo oggi rappresenta la deriva autoritaria dei detrattori dell’attuale potere. Il presidente turco, Tayyip Erdogan ha pubblicamente parlato di “terrorismo”. L’ultimatum di tre ore è scaduto ma le trattative tra le parti restano in atto. Il magistrato resta in ostaggio mentre la autorità trattano con gli uomini del Dhpk-C. La struttura è stata evacuata e rimangono solo i negoziatori e l’ostaggio circondati dalle forze speciali.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
31 Marzo 2015

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