Incidente dell’Airbus A320: “copilota tedesco era depresso”, ma chi era Andreas Lubitz?

Incidente dell’Airbus A320: “copilota tedesco era depresso”, ma chi era Andreas Lubitz?
Il copilota, Andrea Lubitz, avrebbe deliberatamente fatto schiantare l’aereo per suicidarsi

La causa della tragedia dell’Airbus A320 della Germanwings in cui hanno perso la vita 150 persone è stata ritrovata attraverso l’analisi della prima scatola nera ritrovata. Sconcertante e terrificante la verità: il copilota, Andreas Lubitz, avrebbe deliberatamente fatto schiantare l’aereo per suicidarsi in quanto depresso per la separazione dalla fidanzata. Soffriva da tempo di problemi psicologici e attacchi di panico

Il copilota, Andrea Lubitz, avrebbe deliberatamente fatto schiantare l’aereo per suicidarsi
Il copilota, Andreas Lubitz, avrebbe deliberatamente fatto schiantare l’aereo per suicidarsi

SEYNE-LES-ALPES (FRANCIA) – Per tentare di capire cosa ha motivato Andreas Lubitz, il copilota sospettato di essere responsabile dello schianto del velivolo della Germanwings nelle alpi francesi, le autorità tedesche hanno perquisito il suo domicilio.
La polizia analizzerà ogni dettaglio della vita di questo 28enne. L’inchiesta impone l’interrogativo dei suoi parenti, dei suoi amici e dei colleghi. Tenteranno inevitabilmente di scoprire se la pista del suicidio sia davvero possibile.

Per ora, altre piste non sono state scartate come quella di un attacco terrorista, anche se per molti appare poco probabile. Generalmente i terroristi, infatti, non perdono tempo per rivendicare il loro operato, cosa che non è avvenuta anche se alcuni di loro via Twitter hanno manifestato una certa felicità. L’analisi della scatola nera ha permesso agli investigatori di ricostruire quanto accaduto a bordo. Sono stati uditi gli ultimi momenti del volo. Il procuratore della Repubblica di Marsiglia, Brice Robin, ha parlato di informazioni “agghiaccianti” durante una conferenza stampa.

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Nei primi minuti di registrazione, “i due piloti parlano tranquillamente. Successivamente sentiamo il comandante di bordo prepararsi per il briefing dell’atterraggio. Il copilota risponde in maniera laconica”. Il comandante di bordo a questo punto abbandona la cabina (si sente chiaramente il rumore della porta che si chiude e il sedile che indietreggia), senza dubbio per recarsi in bagno. Quando torna trova la porta chiusa. Nel frattempo, il copilota resta solo ai comandi ed aziona la discesa dell’Airbus. “Ha manipolato il flight monitoring system (…), l’azione in questo caso non può che essere volontaria. Si sentono chiaramente gli appelli del comandante di bordo che chiede l’accesso alla cabina di pilotaggio. Nessuna risposta dal copilota”. Fino alla fine della registrazione, si sente il respiro del copilota che prova come fosse in vita in quel momento.

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“Il comandante di bordo è sempre chiuso fuori dalla cabina e tenta di aprire la porta (blindata in tutti gli aerei dall’11 settembre 2001). Si attivano gli allarmi per segnalare la prossimità del suolo ai passeggeri. A quel punto si sentono colpi contro la porta. Poi più nulla fino all’impatto finale”, ha aggiunto Brice Robin. La morte delle vittime è istantanea.

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L’ipotesi a questo punto è che il copilota ha avuto “la volontà di distruggere questo aereo”. Il procuratore ha inoltre precisato di aver chiesto maggiori informazioni su quest’uomo di 28 anni, di nazionalità tedesca. Il primo ministro tedesco ha successivamente dichiarato che non ci sono elementi di contesto terrorista concernente questo pilota.

La prima scatola nera ritrovata
La prima scatola nera ritrovata

Andreas Lubitz, nel 2009 interrompe la sua formazione di pilota. Il ragazzo viene trasferito in uno stabilimento psichiatrico come rivelato dal suo dossier medico. Soffre di attacchi di panico. Durante la sua formazione, Andreas è stato giudicato diverse volte come incapace di volare, poiché troppo debole psicologicamente.
Tuttavia, il ragazzo ottiene ugualmente la licenza di pilota. Un documento che nel suo caso riporta una menzione particolare. Si tratta di tre lettere: SIC, significa che il pilota può volare ma deve essere comunque oggetto di controlli medici speciali con una certa regolarità. Si tratta della raccomandazione dell’ufficio tedesco dell’aviazione civile. Il centro medico di Lufthansa ha già confermato questa informazione che Carsten Spohr, patron della compagnia, rifiutò di commentare, stimando che Lubitz era in grado di volare al 100%.

Una debolezza conosciuta nel suo paese

Alcuni sospetti sullo stato depressivo di Andreas Lubitz erano apparsi già giovedì. Il quotidiano tedesco Der Spiegel fu il primo ad evocare le pause nella formazione del pilota. Un uomo vicino al copilota ha confermato la sua debolezza psicologica ai microfoni di Europe1: “Si, era effettivamente depresso. Ma non conosco la ragione esatta. So soltanto che qualcosa è successo e che fu sospeso. Ad un certo punto ricevette la notizia che non poteva più volare non poteva più esercitare il suo mestiere”.

La corrispondente a Berlino del ‘Guardian’ riporta che dei vicini di Andrea Lubitz descrivono il ragazzo come una persona amichevole che seguiva i propri sogni con rigore. Secondo alcune testimonianze raccolte dal giornale locale ‘Rhein Zeitung’, manteneva la sua forma correndo. “Lo vedevamo spesso correre davanti a casa”, hanno detto i suoi vicini. L’inchiesta è in corso ma gli interrogativi ora sono molti: perché è stato permesso a questo ragazzo debole psicologicamente di ottenere la licenza di volo? Perché gli è stato permesso di volare con un Airbus che trasporta 150 persone conoscendo perfettamente le sue condizioni?

Nel frattempo, nel tam tam mediatico, i media hanno pubblicato la foto di un ragazzo facendola passare per quella di Lubitz commettendo un errore:

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Lubiz il copilota dell’Airbus A320 (a destra) e Andreas G. incosapevolmente scambiato da alcuni media con Lubitz

“Sembra che in Sudamerica i giornali siano già andati in stampa con la mia fotografia” risponde sorpreso l’uomo che lavora in un’azienda bernese attiva nel settore energetico, informato solo poche ore fa dagli amici. Questa la sua reazione: “Non ho fatto nulla di particolare,  ho pensato che in tempi brevi la cosa si sarebbe chiarita, anche perché il mio cognome non corrisponde con quello del co-pilota”. Il tutto avrebbe avuto inizio da un account Twitter su cui è stata pubblicata la fotografia. “Mi stupisce soltanto che i giornalisti di tutto il mondo prendano semplicemente le informazioni da un tweet”. Molti siti sud americani cadono nell’errore, oltre a Repubblica, Leggo.it e un sito ticinese.

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Di Manuel Giannantonio
([email protected])
27 Marzo 2015

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