Tunisia tra democrazia e terrorismo

Tunisia tra democrazia e terrorismo
Il museo Bardo e il Parlametno tunisino divisi da pochi metri

I due terroristi cha hanno condotto l’attacco al museo Bardo sono arrivati clandestinamente dalla Libia, un paese nel quale si sono recati segretamente nel settembre del 2014 per apprendere a maneggiare le armi, come indicato dal segretario di Stato alla sicurezza nazionale Rafik Chelly. «Sono due giovani che si sono radicalizzati nelle moschee», afferma il responsabile governativo

JfVu3.AuSt.91TUNISI -Il ritorno dei jihadisti costituisce una vera minaccia per la Tunisia, che è uno dei loro primi nemici. Diversi rapporti indicano che sarebbero partiti in 3 000 per condurre la jihad sul fronte libico e siriano.
Dopo l’attacco al museo, il primo ministro Habid Essid ha affermato che un’inchiesta determinerà le responsabilità delle forze di sicurezza. Questi servizi, che si tratti dell’esercito o delle forze civili, hanno manifestato molte déffaillances dalla caduta del regime di Ben Ali.
Mercato delle armi

Circa dieci giorni prima dell’attacco, due carichi di armi sono stati coperti nella città di confine di Ben Guardane. Delle granate e dei Kalashnikov sono stati sequestrati dalle autorità, ma si ignorano se queste armi fossero davvero destinate ad alimentare il traffico d’armi o uomini della jihad.
L’instabilità della Libia, che ha favorito la proliferazione delle armi dal rovesciamento popolare del 2011, rende certamente complicato la sicurezza dei confini. I traffici di armi esistono, sono reali. Una parte transiterebbe nel territorio tunisino, ma per recarsi verso Mali e Algeria e alimentare così altri gruppi armati.
Nuovo potere

Non è necessario essere dotati di un armamento imponente per realizzare una strage. L’attacco del museo Bardo ne è stata la prova: 21 morti e 43 feriti con alcuni Kalashnikov ak47 di provenienza rumena e alcune granate come confermato dal ministero dell’interno tunisino.
Lo Stato islamico, che ha rivendicato l’attentato analizza il proprio operato attraverso un tweet: «Nessuna strategia, nessuno piano, nessuna infiltrazione o finanziamento, sono bastati due Kalashnikov». Qualche tweet dopo, l’ISIS invita i propri sostenitori a non spendere inutilmente denaro per recarsi in Libia e combattere, «basta prendere un’arma e mirare».
Il legame tra contrabbando e terrorismo

Il museo Bardo e il Parlametno tunisino divisi da pochi metri
Il museo Bardo e il Parlamento tunisino divisi da pochi metri

Oggi la Tunisia è nel cuore di un dibattito incentrato sul rapporto tra contrabbando e terrorismo. Per il ministro dell’interno, Najem Gharsalli, è evidente: il contrabbando si nutre del terrorismo e vice versa. Tuttavia, conviene distinguere i contrabbandieri ordinari dai traffici mafiosi. I primi, nonostante esercitino un’attività a tutti gli effetti illegale, forniscono preziose informazioni sul traffico di armi e sulle attività sospette di confine ai servizi di sicurezza, anche se vi sono casi di traffici umani e droga.

La transizione democratica tunisina costituisce il vero elemento che conferisce al paese lo status di nemico dell’ISIS e dell’islamismo estremo. La jihad attraverso l’attacco al museo conferma la propria mira espansionistica e punta il suo mirino verso l’Europa. Lo Stato islamico ha ribadito che gli italiani morti nel museo, sono soltanto i primi. In molti prendono alla leggera questo nemico subdolo, che prima si infiltra all’interno dei paesi o nelle zone del suo nemico come uno di loro per smascherarsi all’improvviso e dare luogo a una strage. L’Italia e la sua capitale, minacciata diverse volte via Twitter, ha già rinforzato i dispostivi di sicurezza, soprattutto nel perimetro lungo il Vaticano, dove l’ISIS ha immaginato la loro bandiera in fantasiose rappresentazioni via web. La minaccia è reale.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
20 Marzo 2015

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