Tunisia: paese colpito al cuore dall’ISIS, strage di italiani

Tunisia: paese colpito al cuore dall’ISIS, strage di italiani
L'assemblea convocata dopo l'attentato

L’attentato al museo Bardo di Tunisi conferma l’espansione dell’ISIS e la propria influenza nel nord Africa. Tra le vittime ci sono sette turisti italiani. Matteo Renzi ha parlato di “ferma condanna” mentre il ministro degli esteri Paolo Gentiloni si è detto “profondamente colpito”

Foto: Ezer/Anadolu
Foto: Ezer/Anadolu

TUNISI – Una delle vittime sopravvissute ha raccontato come il tassista che lo accompagnava lo abbia rassicurato sul fatto che l’ISIS non avrebbe mai colpito in Tunisia. A rinforzare la sua convinzione, il suo invito a guardare fuori dal finestrino per verificare il massiccio numero di militari che controllano le strade. Certo, strana democrazia quella che si difende con le armi penserete. Tuttavia, nonostante la rassicurantei analisi del tassista, l’inevitabile è puntualmente accaduto. Alcuni uomini della Jihad che hanno rivendicato il loro attacco, si sono introdotti all’interno del museo Bardo prendendo in ostaggio un gruppo di persone.

Fuoco sui turisti nel cuore della città

Il terrore dello Stato islamico è arrivato all’interno dello splendido museo che vanta 230 mila visita l’anno. Purtroppo, questa volta tra le vittime dei fondamentalisti scorre anche sangue italiano. Il bilancio è pesantissimo: 23 vittime, delle quali 17 turisti e 43 feriti.

Inizialmente le autorità italiane sono caute nel divulgare le prime informazioni poiché le vittime vengono trasportate in diversi ospedali. L’ambasciatore italiano a Tunisi, Raimondo de Cardona, nella trasmissione “Porta a Porta”, ha parlato di quattro decessi dei nostri connazionali ipotizzando la possibilità della morte di un quinto turista italiano. Poco dopo, la Farnesina ha confermato le morti italiane e riferito di altri 13 feriti. Sempre in serata, il sindaco di Torino Fassino ha dichiarato “sei piemontesi sono stati presi in ostaggio. Di questi, due si sono sentiti dopo il blitz della polizia. Degli altri quattro non si hanno notizie”. Infine, il sindaco ha confermato che una vittima è torinese mentre l’altra è novarese. Il novarese è Francesco Caldara, 64 anni colpito a morte, la moglie è rimasta ferita. Il portavoce del ministero dell’Interno tunisino ha dichiarato: “Tra i turisti morti ci sono: quattro italiani, un francese, due colombiani, cinque giapponesi, un polacco, un australiano e uno spagnolo”.

Tra i morti vi sono anche due tunisini. Inoltre, due attentatori, di nazionalità tunisina, sono stati uccisi nel blitz. L’attentato è avvenuto a mezzogiorno. Gli attentatori sono cinque, due dei quali vestiti da polizotti e tutti armati con Kalashnikov Ak 47, provenienti dalla Romania. Hanno con loro anche bombe a mano. L’attacco, preventivamente pianificato, aveva come obiettivo il Parlamento, dove si teneva una seduta per la nuova legge antiterrorismo. Respinti, hanno ripiegato nel museo che si trova a due passi. Centinaia di turisti in visita, dei quali 120 erano italiani, la maggior parte in crociera con nave della Costa, vengono presi in ostaggio.

Successivamente, i terroristi danno luogo a un violento scontro con le forze dell’ordine locali rinforzatesi con mezzi blindati. Due ore dopo, sono arrivate le teste di cuoio che hanno liberato i turisti e ucciso due terroristi: Jeber Khachnaoui e Kasserine e Yassine Laabidi poco più che ventenni. Secondo alcune fonti tunisine, i jihadisti apparterrebbero al battaglione Ubqa bin Nafi, organo magrebino di Al Qaeda.
Questo attacco non costituisce il primo del genere in Tunisia. La transizione democratica scossa della primavera araba nel 2011 è già stata preda degli estremisti islamici. Il pericolo jihadista, infatti, è stato spesso citato dai dirigenti tunisini come la minaccia prioritaria al consolidamento delle nuove istituzioni. Tuttavia, l’assalto al museo Bardo ha scosso e sorpreso la diplomazia tunisina.


Obiettivo emblematico

L'assemblea convocata dopo l'attentato
L’assemblea convocata dopo l’attentato

Il simbolo più potente colpito da questo attacco è indubbiamente la transizione democratica tunisina. Uno scenario politico istituzionale unico nel mondo arabo. La Tunisia è un territorio di natura democratica, un’eccezione nel resto del panorama arabo che è diverso. Questa apertura infastidisce molti e gli assassini di Mohamed Brami e di Jendoubi né sono la prova incontrovertibile.

Questa inquietudine generale, si congiunge con la volontà di far fronte alla situazione. Mercoledì sera, l’Assemblea convocata si è riunita: “L’evento rinforza il sentimento d’appartenenza a uno Stato democratico nascente”, ha commentato Jendoubi. Il partito islamico Ennhada ha condannato con grande fermezza “questo crimine odioso”. Il paese continua deciso la propria transizione senza dare nessuna soddisfazione a presunti uomini che hanno sparato su semplici turisti innocenti.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
19 Marzo 2015

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