Israele: Bibi ce l’ha fatta, al Likud vanno 30 seggi. Pronto un Governo di centrodestra

Israele: Bibi ce l’ha fatta, al Likud vanno 30 seggi. Pronto un Governo di centrodestra

 isralee2ISRAELE — Benjamin «Bibi» Netanyahu ha vinto. Nonostante i sondaggi lo dessero per perdente contro l’accoppiata di centrosinistra Herzog-Livni, alla fine è stato lui a fare il salto che ha permesso al Likud, il suo partito, di uscire vittorioso dal testa a testa iniziale degli exit poll: al Likud 30 dei 120 seggi della Knesset, contro i 24 conquistati dai laburisti-centristi del partito Unone Sionista. La Lista Araba Unita, una lista comune dei quattro partiti storici arabi, ottiene 14 seggi, diventando così la terza forza nel Parlamento israeliano.

Adesso toccherà al Presidente Reuven Rivlin affidare l’incarico a chi ha maggiori possibilità di formare un Governo, non per forza al leader del partito vincitore. In questo caso non sembrano esserci dubbi, dato che Netanyahu risponde ad entrambi i requisiti.

Come anticipato dal Premier uscente, il suo non sarà un Governo di unità nazionale, come invece auspicato dal Presidente Rivlin, ma un Governo di centrodestra, pronto «entro due/tre settimane»; in una dichiarazione del likud viene riferito che Netanyahu «ha parlato con tutti i leader dei partiti che entreranno nella nuova coalizione», appellandosi per formare un governo senza indugio. Grazie alla coalizione con questi partiti, Bibi arriverebbe ad una maggioranza di ben 67 seggi, formando in questo modo una maggioranza di destra. Questi alleati sono il Focolare Ebraico, il partito dei coloni di Naftali Bennet, i centristi di Kulanu, di Moshe Khalon (ex Likud ed ex ministro di Netanyahu), il Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman, la destra religiosa sefardita dello Shas di Aryeh Deri e quella dello United Torah Judaism.

Le prime dichiarazioni di Netanyahu sono di soddisfazione per la scelta fatta dal suo Paese: «Sono veramente fiero per la grandezza di Israele. Nel momento della verità, ha preso la decisione giusta. Ora dovremo formare un governo forte e stabile». Con questo nuovo mandato Bibi riuscirà ad entrare nella Storia, diventando il primo ministro israeliano più longevo (in carica dal 1996 al 1999 e dal 2009 ad oggi) dal 1948 ad oggi.
Il suo esecutivo sarà ancora più di destra nazional-religiosa, senza alcuna intenzione di negoziare con i palestinesi, pronto ad ostacolare gli accordi sul nucleare in atto tra americani ed iraniani, con la manifesta volontà di trasformare Israele in una entità etnica attraverso una legge sulla natura ebraica dello Stato che discrimini i cittadini arabi musulmani e cristiani, oltre ad ampliare ulteriormente le colonie nei territori palestinesi occupati.

Tutte promesse fatte in campagna elettorale, che se mantenute porterebbero Israele ad un isolamento internazionale, sia sul fronte americano dove ormai è totale la mancanza di dialogo tra Netanyahu e Obama, sia a livello europeo, con le relazioni ad essere sempre più difficili tra lo Stato ebraico e L’UnionE Europea, che con i paesi arabi moderati.

In questo momento gli unici a festeggiare, al di fuori dei confini di Israele, sono i palestinesi di Hamas. Infatti, appena è stata data la notizia della vittoria di Netanyahu, il movimento islamico di Gaza ha incitato Abu Mazen, l’autorità di Ramallah, Fatah, l’Olp e tutti i palestinesi della Cisgiordania ad unirsi nella lotta armata contro Israele in nome della liberazione della Palestina.

Paola Mattavelli
18 marzo 2015

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