Siria: domani stop alle operazioni militari?

L’interrogativo è d’obbligo: domani (dalle 6:00 locali) a partire dall’alba il regime di Damasco cesserà la sua attività repressiva come previsto dall’accordo (il piano di pace dell’Onu) accettato, più volte e fin ora mai messo in atto, da Assad?
Il piano di pace accettato da regime di Damasco prevede entro domani la fine delle ostilità ed il ritiro di tutte le truppe militari dalle città.

Fin ora da parte di Assad sono arrivate solo conferme verbali ma non materiali. Anche oggi difatti l’esercito lealista ha attaccato quelle che sono le città simbolo delle proteste contro questo regime, ovvero Daraa, Latakia, Deir Ezzor ed Homs dove i bombardamenti da un mese a questa parte non sono praticamente mai cessati. Attaccata dai militari di Assad anche la città di Bosradichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, luogo di grande importanza archeologica per la presenza di uno dei teatri romani meglio conservati al mondo e di resti risalenti anche a prima della nascita di Cristo. La città si trova a 140 chilometri a sud dalla capitale Damasco e 40 chilometri circa dalla città di Daraa. A comunicarlo la Rete Sham, gruppo all’opposizione in Siria mentre altri testimoni riferiscono che colonne di fumo si levano dalla zona, mentre il rumore delle esplosioni si può udire da lontano anche se è difficile capire quale zona della città vecchia sia stata colpita esattamente e quindi anche l’entità dei danni provocati, visto che non è possibile avvicinarsi all’area archeologica.

Anche oggi quindi in Siria si registrano morti, violenze ed accordi non rispettati. Resta la speranza verso l’alba di domani, un alba che ha più il sapore di un ultimatum e che potrebbe aprire invece i confini del conflitto con interventi militari più volte scongiurati ma che ormai sembrano quasi inevitabili.
Intanto oggi, nell’ipotetico ultimo giorno di violenze, la tv di stato ha riportato un comunicato del ministero nel quale si afferma: “Dopo che le nostre forze armate hanno concluso con successo le operazioni di contrasto alle azioni dei gruppi terroristici armati e hanno rinforzato lo stato di diritto sul territorio, è stato deciso di fermare queste operazioni a partire da domani mattina. Le nostre forze armate rimangono in allerta per rispondere ad ogni attacco da parte di gruppi armati contro i civili e le forze armate e di sicurezza”.
Proprio così, fin ora gli atti del regime sono sempre stati giustificati come “risposte” ad atti terroristici, molto inoltre si è “giocato” sul divieto d’accesso nel paese da parte dei media esteri e sul blocco e controllo di internet.
Ricordiamo che i militari avrebbero dovuto lasciare le città già da ieri, questa prima mancanza sul piano di pace lascia intendere che anche per domani non si avrà una risposta positiva, o quanto meno coerente con quanto affermato da Assad.
Le parole di Susan Rice, ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, disegnano quello che potrebbe essere l’imminente futuro nel qual caso domani non venga rispettato l’accordo: “Se non si interverrà (militarmente) è ovvio che quella che è una crisi violenta potrà degenerare in una guerra civile su larga scala, con gravi conseguenze per il popolo siriano”.

Enrico Ferdinandi

11 aprile 2012

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