STATI UNITI: feriti due agenti a Ferguson durante manifestazione contro il razzismo della polizia

STATI UNITI: feriti due agenti a Ferguson durante manifestazione contro il razzismo della polizia
Agenti della polizia di Ferguson che analizzano il luogo della sparatoria

Due ufficiali delle forze dell’ordine sono stati feriti giovedì mattina da colpi di arma da fuoco nella città di Ferguson dove le manifestazioni hanno seguito le dimissioni del capo della polizia accusato di razzismo

Face to face tra un poliziotto e un manifestante afroamericano
Face to face tra un poliziotto e un manifestante afroamericano

FERGUSON – Sono due i poliziotti feriti negli scontri di Ferguson nello Stato del Missouri. Una zona nel cuore della cronaca americana dallo scorso tragico 9 agosto. Quel giorno un giovane afroamericano, Michael Brown, di 18 anni è stato ucciso da un poliziotto bianco nonostante fosse disarmato. Un omicidio che inevitabilmente ha suscitato un’ondata di indignazione in tutto il paese. In seguito al processo, in cui l’uomo è stato ritenuto innocente, il ministero della Giustizia ha pubblicato un rapporto che svelava pratiche razziste proliferate dalla polizia cittadina. In seguito al clamore mediatico suscitato dalla pubblicazione del documento, il capo della polizia si è dimesso mercoledì sera mentre una manifestazione organizzata è rapidamente degenerata. A dimettersi non solo il boss ma diverse figure della città di Saint Louis. Il rapporto è stato pubblicato lo stesso giorno in cui Darren Wilson, il poliziotto che uccise Michael Brown, è stato proclamato innocente.

I poliziotti, nel caos della protesta, sono stati colpiti dai proiettili. Uno è stato colpito al viso l’altro alla spalla. I colpi sono stati sparati fuori dal locale della polizia, dove una folla di 200 persone si è radunata in segna di protesta. Coscienti, i due ufficiali sono stati immediatamente trasportati in ospedale. Almeno tre colpi sono stati sparati secondo le immagini riprese da un video postato su Youtube.


Ferguson rimane avvolta da un’aura di violenza generata da un odio razziale sempre radicato negli Stati Uniti. Come se le conquiste di Marthin Luther King Jr, Malcolm X e l’elezione di un presidente afroamericano non fossero servite a nulla se non offrire al mondo l’immagine di un paese che si proclama patria del ”meltin polt” e delle opportunità ma pecca inesorabilmente d’ipocrisia.

Agenti della polizia di Ferguson che analizzano il luogo della sparatoria
Agenti della polizia di Ferguson che analizzano il luogo della sparatoria

La morte di Eric Garner padre di famiglia anch’egli afro americano, ucciso soffocato durante una perquisizione (vendeva sigarette di contrabbando) nei pressi di Staten Island (NYC), l’uccisione di due poliziotti newyorchesi da parte di un giovane afroamericano per vendicarsi delle persecuzioni razziali e Antonio Martin (anche lui di colore), ucciso a Berkeley in cirostanze simili poco prima di natale, sono l’elenco significativo di un caos rovente e di una certa inclinazione in una buona parte della polizia.

L’ex sindaco di NYC, Rudolph Giuliani (repubblicano), si è scagliato contro il Presidente Obama lo scorso dicembre poiché a suo avviso, avrebbe gestito male la situazione e la violenza generata da questi episodi. Gli Stati Uniti si ritrovano ancora una volta, l’ennesima, a fronteggiare un problema che difficilmente verrà risolto, almeno nell’immediato.

Di Manuel Giannantonio
(Tw[email protected])
12 Marzo 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook