Corte penale internazionale: esami preliminari sui crimini in Palestina interrotti

L’esame preliminare condotto dal procuratore della Corte penale Internazionale (CPI) su presunti crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano, è stato interrotto in attesa della decisione delle Nazioni Unite sullo status della Palestina, come annunciato martedì dall’ufficio del procuratore. “L’ufficio ha stimato che la scelta è degli organi competenti dell’ONU, se la Palestina costituisce o meno uno Stato ai fini dell’adesione allo statuto di Roma”, secondo quanto indicato da un documento pubblicato su internet proprio dall’ufficio del procuratore.

Israele “si congratula della decisione presa sulla base dell’assenza di competenza giuridica della CPI” , ha dichiarato il portavoce del ministero degli affari esteri in un comunicato, ricordando che la CPI non aveva assolutamente nessun tipo di competenza in questo affare. L’autorità palestinese aveva chiesto il 22 gennaio 2009 alla corte di esercitare la competenza contro” gli atti commessi sul territorio palestinese a partire dal 1° luglio 2002”. Un esame preliminare è stato quindi aperto e condotto dal procuratore Luis Moreno Ocampo al fine di determinare se la Corte era effettivamente competente per condurre un inchiesta su questi crimini. Il ministro della giustizia dell’Autorità palestinese, Ali Kashan aveva incontrato il procuratore nel febbraio del 2009 per chiedergli di aprire un inchiesta su i crimini di guerra commessi secondo lui dall’esercito israeliano dal 2002, tra i quali l’offensiva israeliana contro il movimento islamico Hamas nella striscia di Gaza, nel dicembre e nel gennaio del 2009. Quest’ultima provocò 1.330 morti palestinesi. In Israele invece dieci militari e tre civili sono stati uccisi. L’Autorità palestinese aveva riconosciuto nel documento deposto nel gennaio 2009 la competenza della corte ma lo Statuto di Roma stipula che solo uno Stato può accettare quella competenza. La Palestina è stata riconosciuta come uno Stato nel quadro delle relazioni bilaterali da più di “130 paesi e da alcune organizzazioni internazionali”, sottolinea l’ufficio del procuratore, ricordando tuttavia che lo Statuto conferito dall’Assemblea generale dell’ONU è quello dell’osservatore e non di Stato membro. “L’ufficio non esclude la possibilità di esaminare gli alleati dei crimini commessi in guerra in Palestina se gli organi competenti dell’ONU analizzeranno questa possibilità”, sottolinea il procuratore. Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas aveva chiesto il 23 settembre 2011 l’adesione all’ONU di uno Stato della Palestina, ma Israele e gli Stati Uniti membri permanenti del consiglio si sono opposti. “La decisione di oggi sembra chiudere le porte per il momento ad un accesso alla CPI per le vittime di crimini internazionali commessi nei territori palestinesi” ha dichiarato Kenneth Roth, direttore esecutivo dell’ONG Human Rights Watch (HRW) in un comunicato. “Questa decisione pericolosa espone la CPI ad accuse di partiti politici in contraddizione con l’indipendenza della CPI” ha stimato Marek Marczynski, incaricato dalla Giustizia internazionale per Amnesty international. La competenza della corte, incaricata di giudicare i genocidi, crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi dal 2002, non è fondata sul principio della competenza universale, ha sottolineato l’ufficio del procuratore secondo il quale spetta al consiglio di sicurezza attribuire questa competenza. 

Manuel Giannantonio

6 aprile 2012

         

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