Venezuela, il quattordicenne Kluvier Roa è la 44esima vittima della rivolta anti-Maduro

Venezuela, il quattordicenne Kluvier Roa è la 44esima vittima della rivolta anti-Maduro

VENEZUELA — Si chiama Kluiver Roa la quarantaquattresima vittima della rivolta anti-governativa attiva in Venezuela ormai da circa un anno.
Aveva solamente quattordici anni, pochi per tutto ma soprattutto per morire. Gli ultimi respiri della sua vita sono stati fatti con una pallottola in fronte, riverso a terra, una maglietta sotto la testa impregnata del suo sangue e la disperazione di chi non ha potuto far nulla per impedire che a mezzogiorno di ieri il suo cuore smettesse di battere.

Siamo nella zona ovest del Venezuela; non è ancora stata chiarita l’esatta dinamica e conseguenti responsabilità. Il ragazzo, iscritto al liceo Codazzi di San Cristobal, è morto vicino la vecchia sede dell’università Cattolica di Tachira nel corso di una protesta per manifestare l’opposizione al Presidente Maduro. Per il momento non è stata verificata l’effettiva partecipazione del ragazzo alla manifestazione e non è nemmeno possibile avvalorare l’ipotesi che sia stato colpito dalle forze dell’ordine. Sarà l’autopsia a far luce su questo episodio.
Le immagini che circolano ritraggono il suo corpo immobile sull’asfalto, un agente anti-sommossa che si dirige verso il cordone della Polizia, persone che lo seguono, altre che si disperano, alcune che filmano mentre c’è chi tenta invano di salvarlo.

L’ultima settimana ha visto l’intensificarsi delle proteste da parte dell’opposizione a causa dell’ennesimo arresto ordinato da Maduro; questa volta ad essere incarcerato è stato Antonio Ledezma, Sindaco di uno dei cinque distretti metropolitani di Caracas, accusato di complottare ai danni del Governo. Da quando Maduro è stato eletto, si susseguono le accuse ai danni di quanti sono ritenuti responsabili dei disordini, considerati terroristi fascisti infiltrati, con bande criminale assoldate per destabilizzare un Governo minacciato, a detta di Maduro, da un golpe continuo: «Dall’inizio della sua presidenza, è il dodicesimo golpe che il Presidente denuncia: sta diventando una vera ossessione», era stato il commento di Ledezma. La moglie, Mitzy Capriles, Ladezma ha intanto chiesto ai venezuelani di «scendere in piazza per difendere la democrazia».

Kluvier è la sesta vittima in questa settimana di contestazioni anti-socialiste, pacifiche e istituzionali, contro un arresto ritenuto arbitrario, il cui solo scopo è quello di far tacere le voci contrarie al regime; una vera e propria persecuzione, di cui Ledezma sarebbe solo l’ultimo di una serie di casi analoghi.
Questa ribellione cerca di mantenere viva la protesta cominciata da Leopoldo Lopez, Segretario del partito «Voluntad Popular», anch’egli incarcerato dopo essersi consegnato spontaneamente nella sede del Ministero degli Interni, accompagnato dai suoi supporter vestiti di bianco: «Non ho nulla da temere perché non ho commesso nessun delitto; se esiste una qualche decisione per imprigionarmi illegalmente, allora voglio presentarmi di persona perché si ammetta questa persecuzione». Era stato lo stesso Presidente Maduro a lanciare una sorta di mandato di cattura mediatico in diretta: «Consegnati fascista vigliacco, ti stiamo cercando».

Ormai nelle principali città le tensioni con le forze dell’ordine sono quotidiane, con le barricate a ricordare che l’allerta è costante.
La zona dove è morto Kluiver è una di quelle più attive; proprio da questa regioni erano partite le prime sollevazioni spontanee, a cui poi si è aggiunta la voce di Lopez che chiedeva una partecipazione di massa nelle piazze del Paese: «Lotta che deve essere pacifica e nel rispetto della Costituzione, ma deve anche essere di piazza».
L’uccisione del quattordicenne ha scatenato ulteriormente la sdegno dei manifestanti contro la Polizia, e non si conosce ancora come questo episodio si ripercuoterà a livello nazionale. Per il momento l’Università Cattolica ha sospeso tutte le attività.

Il Venezuela è ormai alla paralisi, destinato alla catastrofe se il Governo persevera nel suo testa a testa oppressivo contro gli oppositori.
Pur essendo un Paese con le riserve petrolifere più grandi nel mondo, l’economia è in ginocchio. Nei negozi mancano i generi di prima necessità, come il latte per i bambini, e negli ospedali mancano le medicine.
Maduro grida al golpe, ma il potere militare è nelle sue mani; da lui parte la repressione che uccide gli studenti in strada; lui ha chiuso le televisioni, come ha fatto con la Ntn24 colombiana; lui ha tolto la carta ai giornali. È bene ricordare che, nei disordini avvenuti nelle sole ventiquattro ore successive alla sua elezione, ci furono sette morti, sessantun feriti e centotrentacinque arresti.

Finalmente, dopo un anno di assoluto silenzio, nei giorni scorsi si è fatta sentire la Commissione Interamericana per i Diritti umani (CIDH): «Le voci dell’opposizione risultano imprescindibili per una società democratica. Siamo profondamente preoccupati per le supposte violazioni ai diritti a proteste pacifiche, alla vita, alla integrità e alla libertà personale dei manifestanti».

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