Birmania: in corso una storica “apertura economica”

La Birmania conferma la propria apertura economica. Dopo dodici mesi di riforme politiche spettacolari, questo paese dell’Asia del Sud-Est, ricca di risorse e radicata in una zona strategica tra l’India e la Cina ha annunciato, mercoledì 27 marzo, l’adozione di un sistema di tasse controllate. L’obiettivo prefissato, è quello di raggiungere l’unificazione delle tariffe multiple. Il tasso attuale del cambio ufficiale è di 6 kyats per un dollaro contro gli 800 del mercato nero. Il fondo monetario internazionale dopo un accurata missione effettuata proprio in Birmania ha recentemente spinto il paese a riformare il suo sistema per il cambio della moneta.

L’altra riforma in corsa concerne la liberalizzazione delle regole di investimento. Un progetto di legge sul punto di essere adottato. Autorizza gli stranieri a detenere la totalità del capitale della loro impresa, senza associarsi necessariamente ad un partner locale. Gli investitori stranieri dovrebbero anche godere della possibilità di noleggiare terre allo Stato o di concedere autorizzazioni in questo senso. In questo clima di riforme trova una certa rilevanza anche una riunione di due giorni che si sta svolgendo attualmente a Rangon sulle opportunità del settore petrolifero e del gas birmano. Questa riunione è organizzata dal Center for Management Tecnology (CMT) e il ministero dell’energia. L’esplosione di investimento è già visibile a Rangon si è effettivamente passato dai 300 milioni dollari di investimenti di origine straniera del 2011 a 20 miliardi di dollari. Un cambiamento sbalorditivo. Nel 2011 la Cina investì 8.27 milioni dollari nel paese mentre investirono anche altri paesi come la Corea del Sud ( 2.7 milioni di dollari), Hong Kong (5.8 milioni di dollari) e la Tailandia (2,95 milioni dollari). I gruppi occidentali sembrano restarne fuori per ora lasciando agire i gruppi asiatici anche se sono molti i gruppi occidentali che non aspettano altro che la fine della sanzioni imposte negli anni 90. L’eliminazione delle sanzioni occidentali applicate negli anni 90 infatti contribuirà ad accelerare il processo di apertura economica in corso nel paese. La decisione effettivamente potrebbe essere presa nel corso delle elezioni legislative parziali del 1° aprile, se si svolgeranno correttamente. Elezioni in cui si presenta Aung San Suu Kyi come capo dell’opposizione e leader del partito Lega Nazionale per la democrazia (LND). Queste attesissime elezioni simboliche saranno l’occasione per le autorità birmane di evidenziare il loro impegno nell’avanzare verso la democrazia nel paese. Il governo attuale ha già intrapreso alcune riforme in questo particolarissimo clima politico-economico. Nel paese purtroppo persistono i conflitti di natura etnica. Il 20 marzo l’ONG Human Rights Watch (HRW) infatti ha denunciato delle violazioni del diritto dell’uomo nello Stato Kachin in Birmania. La pacificazione delle relazioni tra le minoranze e il potere centrale, essenziale per l’avvenire del paese , è una delle rivendicazioni degli occidentali per l’eliminazione delle sanzioni. La Birmania dunque nonostante un evidente apertura economica con l’aumento degli investimenti e un apertura politica storica con la concessione alla candidatura politica di Aung San Suu Kyi condannata agli arresti domiciliari e successivamente liberata, resta avvolto dall’incertezza per il futuro. Un paese che deve uscire progressivamente da una situazione sociale e umana disastrosa che necessità ora più che mai di un identità tutt’ora ancorata in un passato tragico. Il vento di democrazia che potrebbe essere generato dalle elezioni insieme all’inizio di questi cambiamenti politico-economici potrebbe fare da preludio per una nuova era nella Birmania.        

Manuel Giannantonio

29 marzo 2012

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