Libia: l’avanzata dell’ISIS preoccupa l’Italia. Alfano: “Non c’è più tempo da perdere il Califfato è alle porte di casa, l’Onu si muova per fermarlo”

Libia: l’avanzata dell’ISIS preoccupa l’Italia. Alfano: “Non c’è più tempo da perdere il Califfato è alle porte di casa, l’Onu si muova per fermarlo”

L’ultimo video dello Stato islamico ribadisce come Roma sia nel mirino degli jihadisti. Si teme per l’espansione territoriale dell’ISIS che si avvicina all’Italia e all’Europa. Il gruppo islamico potrebbe già aver infiltrato nel paese terroristi confusi con i migranti che arrivano a Lampedusa

libia-kC6C-U4306075996667R1C-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443TRIPOLI – Un gruppo di jihadisti che si definisce vicino allo Stato islamico afferma di aver preso possesso della città di Sirte, a 500 km da Tripoli. Controllano la radio e approfittano dell’assenza di qualsiasi forma di autorità per trasformare la città in un bastione del califfato, come la città di Derna nell’est del paese. Di fronte a questa espansione, sempre più pericolosa, l’Italia moltiplica da qualche giorno gli appelli per un intervento della comunità internazionale. Alfano ha dichiarato: “Non c’è più tempo da perdere il Califfato è alle porte di casa, l’Onu si muova per fermarlo”.

L’Italia e la Libia, come noto sono una lunga storia. D’altronde il nostro, era l’unico paese che aveva ancora un’ambasciata a Tripoli. Ora dopo la fuga massiccia di connazionali dalla terra libica, ha chiuso le porte. In giornata torneranno in Sicilia gli ultimi italiani rimasti per ora nel paese.
La situazione sembra deteriorarsi rapidamente, dato che testimonia la volontà delle autorità italiane di ottenere un’azione congiunta da parte della comunità internazionale. In particolar modo, lo stesso ministro Alfano con le sue parole, vuole ricordare al mondo quanto sia vicina la Libia (sono solo 200 km dalla Sicilia, dall’Italia e dall’Europa). Se gli islamici conquisteranno il potere sono alle porte del vecchio continente.
Giovedì, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, informerà rapidamente il Parlamento. L’Italia sostiene gli sforzi dell’ONU per tentare una nuova soluzione e riunire le differenti fazioni libiche che potrebbero originare un’unione nazionale per opporsi all’avanzata jihadista. Roma propone ugualmente una conferenza di pace. Il bel paese deve anche difendere interessi economici e strategici importanti.

L’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), è la compagnia energetica occidentale più importante in terra libica, e alcune zone hanno visto interrompersi i processi di estrazione. C’è da ricordare che la Libia è il paese petrolifero più importante del continente nero e il nono su scala mondiale. Il 28% del petrolio libico è esportato proprio in Italia. Le difficoltà per la comunità internazionale nel tentativo di trovare una reazione a questi problemi potrebbero essere effettivamente legati proprio a questi aspetti. Tuttavia, la minaccia dell’ISIS potrebbe mettere tutti d’accordo.

Persiste il problema dei migranti. Da qualche giorno, decine di imbarcazioni partono dalle coste libiche verso Lampedusa. Le nostre autorità hanno informazioni che confermano che il business migratorio è gestito proprio dallo Stato islamico. Si teme dunque, che i terroristi possano nascondersi e confondersi con i migranti per raggiungere il territorio italiano. Allarme maggiormente temuto in virtù delle dichiarazioni dell’ISIS che ha ribadito più volte di avere nel mirino Roma come risposta alle crociate.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
16 Febbraio 2015

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