L’Egitto reagisce alla decapitazione dei ventuno copti egiziani. Otto raid in Libia per colpire l’ISIS

L’Egitto reagisce alla decapitazione dei ventuno copti egiziani. Otto raid in Libia per colpire l’ISIS

 LIBIA — Dopo la Giordania ora è l’Egitto a muoversi, e lo fa bombardando obiettivi dello Stato Islamico in territorio libico.
Il video della decapitazione dei ventuno copti egiziani, che erano stati sequestrati a Sirte tra dicembre e gennaio, scatena la reazione di Abdel Fattah al Sisi, Presidente egiziano, che da subito aveva avvertito l’ISIS: «Abbiamo il diritto di rispondere».
Le incursioni aeree sono state annunciate dall’esercito con un comunicato dai toni inequivocabili: «Tutti dovrebbero sapere che gli egiziani hanno uno scudo che protegge la sicurezza della loro patria e una spada che amputa terrorismo ed estremismo».

L’emittente di Stato egiziana ha fatto sapere che l’aviazione del Cairo ha effettuato otto raid che hanno colpito sia campi di addestramento che luoghi di stoccaggio armi. I caccia sono partiti all’alba, rientrando tutti alla base a missione compiuta.
Il primo bilancio dell’incursione è di una quarantina di morti tra le fila dei jihadisti di Abu Bakr al Baghdadi. Tra gli obiettivi la città di Derna.

Il Presidente egiziano ha dato incarico a Sameh Shukri, Ministro degli Esteri, di volare a New York per incontrarsi con i rappresentanti ONU e del Consiglio di Sicurezza al fine di chiedere un intervento internazionale perché è necessario prendere misure adeguate per far rispettare la Carta delle Nazioni Unite. La comunità internazionale deve rendersi conto che ciò che sta accadendo in Libia è «una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale».

La reazione degli Stati Uniti al massacro «spregevole e vile» dei ventuno egiziani era stata di immediata condanna e di esortazione di un’azione decisa da parte dei libici per respingere e contrastare ogni atto di estremismo e terrorismo.
Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca, ha definito il massacro di innocenti come un atto gratuito, che «è solo l’ultimo di molti atti brutali sferrati dai terroristi affiliati allo Stato islamico contro la popolazione della regione. Un’azione efferata che sottolinea ancora una volta la necessità urgente di una soluzione politica del conflitto in Libia», altrimenti a beneficiarne sono solo i gruppi terroristici, in primo l’ISIS; l’unico effetto invece deve essere quello di «galvanizzare ulteriormente la comunità internazionale ad essere unita» per fronteggiarli.

Anche Khalifa Haftar, Generale dell’esercito regolare libico, è pronto a collaborare nell’azione anti-ISIS e contro gruppo terroristico libico portata avanti dall’Egitto. L’emittente televisiva al Arabya ha dato notizia di una sua già effettiva partecipazione alle incursioni appena effettuate.

Paola Mattavelli
16 febbraio 2015

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