L’ISIS rivendica la decapitazione di egiziani copti rapiti in Libia

L’ISIS rivendica la decapitazione di egiziani copti rapiti in Libia
Il boia Jihadi John

“Un messaggio firmato con il sangue alla nazione della croce”, lo Stato islamico spiega con queste parole l’ultima atrocità della strategia del terrore che questa volta si manifesta in un video che mostra decine di decapitazioni

c6fd7633eb5411d4e784070d25cfa75a-khz-U10401950956223feD-700x394@LaStampa.itSIRIA – Nell’ultimo video pubblicato dall’ISIS vi sono decapitazioni degli egiziani copti (Cristiani egiziani nativi), ma non è tutto. Gli estremisti islamici comunicano esplicitamente che “prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma…in Libia”.
Il gruppo si indirizza nei confronti della Croce fedele egiziana nemica. Nelle immagini, uomini vestiti con divise arancione che richiamano i detenuti di Guantanamo, sembrano essere una ventina. Sono allineati in una spiaggia ammanettati. I jihadisti affermano di aver realizzato l’ultimo video su una spiaggia di Tripoli.

Le vittime, prima dell’esecuzione, sono state vestite di nero mentre uno di loro pronunciava questo messaggio in inglese: “Oggi siamo a sud di Roma, sulla terra islamica libica, invieremo un messaggio ai crociati. Questa mare nel quale avete gettato il corpo di Osama Bin Laden, giuriamo di riempirlo con il vostro sangue”. Inoltre, il gruppo reclama vendetta per “Camelia Chehata e le sue sorelle”. Trattasi della sposa di un prete copto.
Nel 2010, allora aveva 25 anni, scomparve per cinque giorni, provocando accese polemiche tra copti e islamici. La Chiesa denunciò un rapimento orchestrato dai musulmani locali per costringerla all’islamismo e alla conversione. Secondo gli islamici invece sarebbe fuggita presso uno sceicco convertendosi autonomamente.

Il 12 gennaio scorso, una cellula libica dell’organizzazione aveva diffuso le fotografie di 21 egiziani copti che affermavano di aver rapito. Il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Badr Abdel Atti, confermò la situazione senza precisare la data del rapimento né le responsabilità legate al caso. Secondo il sito Aswiyat Masriya, un progetto lanciato dall’agenzia stampa Reuters, sono stati catturati a Sirte, sulla costa libica, tra il dicembre 2014 e gennaio 2015.

Il boia Jihadi John
Il boia Jihadi John

Il ministero degli esteri egiziano ha vietato qualsiasi viaggio in Libia. Sette giorni di lutto sono stati decretati e un consiglio nazionale di sicurezza è stato convocato con la massima urgenza. Il Presidente Abdal Fattah al-Sissi, ha affermato attraverso la televisione pubblica che il suo paese “si riserva il diritto di replicare nello stesso modo” a questa tragedia.

di Manuel Giannantonio
([email protected])
16 Febbraio 2015

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