Stati Uniti: la Casa Bianca conferma la morte dell’ostaggio americano in Siria

Stati Uniti: la Casa Bianca conferma la morte dell’ostaggio americano in Siria

L’umanitaria americana Kayla Mueller, detenuta come ostaggio dallo Stato islamico, è morta come confermato dalla famiglia congiuntamente alla Casa Bianca. Entrambi negano che sia deceduta sotto i colpi di un raid aereo della coalizione come sostenuto da diverse fonti

P4JIZ542-kgyF-U10401905688369JJB-700x394@LaStampa.itWASHINGTON – Gli Emirati Arabi hanno ripreso attivamene la loro collaborazione nei raid aerei guidati dalla coalizione internazionale contro l’ISIS mentre viene divulgata la notizia sulla morte della giovane americana. Kayla Mueller, 26 anni, è stata annunciata morta dall’ISIS venerdì. Il gruppo islamico ha fatto riferimento a una morta causata dai raid aerei.

Senza fornire dettagli sulle circostanze della sua morte, la Casa Bianca ha contestato la versione dell’ISIS: “Secondo le nostre informazioni, non ci sono prove della presenza di civili nelle zone soggette ai raid della coalizione” (condotta il 6 febbraio scorso dalla Giordania), ha dichiarato il portavoce dell’esecutivo americano, Josh Earnest.

“Ciò rimette in dubbio le affermazioni fatte dall’ISIS”, ha aggiunto. “Questa zona è già stata colpita e non inabituale che alcuni bersagli siano colpiti diverse volte. Abbiamo avuto queste informazioni perché i raid sono stati condotti e coordinati con l’esercito americano”, ha proseguito.
Il Presidente americano ha assicurato tramite un apposito comunicato che: “gli Stati Uniti troveranno e consegneranno alla giustizia i terroristi responsabili della cattura e della morte di Kayla”. La famiglia della ragazza, rapita ad Aleppo in Siria nel 2013, ha dichiarato di avere il “cuore distrutto”. “Kayla era una lavoratrice umanitaria devota e piena di compassione”, hanno scritto i suoi genitori.

Diversi paesi occidentali e arabi partecipano ai raid della coalizione contro l’ISIS. Tra loro figura anche la Giordania che ha recentemente intensificato la propria attività in rappresaglie all’esecuzione.

A meno di un mese dal quarto anno di guerra civile in Siria, in cui l’ISIS distribuito tra Siria e Iraq è considerevolmente aumentato in potenza militare, il Presidente Assad ha affermato di essere informato dei raid anti-jihadisti. Inoltre, il Presidente siriano, ha ripetuto che il suo regime non ha mai adoperato armi chimiche contro il popolo nell’agosto del 2013. Washington sostiene il contrario ricordando che furono 1 400 i morti in nell’attacco incriminato prodottosi nei pressi di Damasco.
Assad respinge al mittente anche le accuse dell’utilizzo di barili esplosivi lanciati dagli elicotteri del suo esercito nei settori in mano ai ribelli e che hanno ucciso, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo migliaia di persone.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
11 Febbraio 2015

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