Crisi Ucraina, Poroshenko: «Ci sono stati progressi». Putin frena: «A Minsk solo a certe condizioni»

Crisi Ucraina, Poroshenko: «Ci sono stati progressi». Putin frena: «A Minsk solo a certe condizioni»

 UCRAINA — Crisi UcrainaSono oltre cinquemila le vittime dei combattimenti tra separatisti filo-russi ed esercito di Kiev. Un conflitto che preoccupa per la costante escalation.
«L’esigenza è di evitare che il conflitto vada totalmente fuori controllo ed impedire una spirale che porterebbe l’Europa, non solo l’Ucraina, su una strada molto pericolosa», come dichiarato da Federica Mogherini, alto rappresentante degli Affari Esteri dell’UE.

L’esito della conference call di oggi tra Angela Merkel, Francois Hollande, Vladimir Putin e Petro Poroshenko lascia però aperta una grande incertezza; tutto è rimandanto ad un ulteriore incontro previsto per mercoledì a Minsk, capitale della Bielorussia.
Ma se per Poroshenko «ci sono stati progressi» nella direzione di un cessate il fuoco immediato ed incondizionato, per Putin «l’incontro a Minsk si farà solo a certe condizioni», cioè se prima si riuscirà a trovare un accordo «su un certo numero di punti sui quali abbiamo discusso intensamente negli ultimi tempi». I punti sarebbero: definizione della linea del fronte in seguito agli avanzamenti dei ribelli, distanza di arretramento delle armi pesanti, controllo della tregua e dei confini, status delle aree controllate dai ribelli.

Della pace dunque si sente solamente il profumo per adesso, con un pacchetto di misure risolutive in cantiere, che verrà completato domani a Berlino. La volontà è di risolvere diplomaticamente la crisi nell’est dell’Ucraina perché le conseguenze di una soluzione militare potrebbero essere imprevedibili.
La Merkel è quindi partita per Washington per ribadire al Presidente Obama la ferma opposizione della Germania ad un invio di armi ed attrezzature militari all’esercito di Kiev.
Ciò comporterebbe un «rischio enorme», come affermato da Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri, anche se la posizione dell’Italia rimarrebbe quella di «rispettare comunque» un simile intervento: «Non ci dobbiamo assolutamente rassegnare all’idea che la strada del dialogo sia finita. Ma se non otteniamo risultati sarà inevitabile un ulteriore rafforzamento delle sanzioni».

John Kerry, Segretario di Stato americano, ha confermato il pieno sostegno all’Europa e all’Ucraina: «Non ci sono divisioni e spaccature; siamo uniti e lavoriamo a stretto contatto».
Dall’Inghilterra arriva la voce di Philipp Hammond, Ministro degli Esteri: «Putin nei confronti dell’ucraina si comporta come un tiranno della metà del ventesimo secolo, la Russia deve abbandonare la Crimea e cominciare a rispettare le leggi internazionali».
Opinione condivisa da Laurent Fabius, Ministro degli Esteri francese, per il quale la vera grande questione è che esiste nel cuore dell’Europa un Paese che ha «enormi capacità militari», il cui leader però non rispetta i diritti democratici, rispettati invece dagli altri paesi.

Paola Mattavelli
8 febbraio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook