Conflitto in Ucraina, soluzione ancora lontana. Hollande: «Rischio guerra se non si trova un accordo»

Conflitto in Ucraina, soluzione ancora lontana. Hollande: «Rischio guerra se non si trova un accordo»

 Merkel-Hollande-PutinMONACO DI BAVIERA — Cinque ore di colloqui sulla crisi in Ucraina, a porta chiusa, per Vladimir Putin, Presidente russo, Angela Merkel, Cancelliera tedesca, e Francois Hollande, Presidente francese. Nessuna delegazione era presente a questo tentativo di mediazione «prima che il conflitto finisca fuori controllo». Tregua immediata, autonomia e confini sono i punti caldi al centro della discussione.

Un’iniziativa di pace, nata con l’intento da parte di Francia e Germania di trovare un accordo perché, come detto dalla Merkel nel suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza tenutosi a Monaco di Baviera, «la sicurezza in Europa è con la Russia e non contro la Russia, e costruire una grande Europa da Vladivostok a Lisbona è impossibile senza risolvere il conflitto in Ucraina che deve essere superato nel rispetto del Diritto Internazionale».
Hollande però fa sapere che questo «era l’ultimo tentativo; se non riusciamo a trovare un accordo sappiamo che c’è un solo scenario all’orizzonte: si chiama guerra».
Anche se Serghei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, crede che «i negoziati continueranno perché ci sono buoni presupposti per una soluzione», i colloqui con Mosca non hanno portato i risultati sperati.

Nessun successo quindi ma solo tanta incertezza per l’esito del conflitto ucraino, con un documento in preparazione per attuare gli accordi di Minsk, accordi puntualmente disattesi da settembre e che prevedevano la creazione di una zona demilitarizzata, il cessate il fuoco, l’arretramento di armi pesanti, lo scambio di prigionieri, il controllo dei confini ed il ritiro di tutte le formazioni armate illegittime e dei relativi mezzi militari.

Certo la Russia continua a ripetere, con la voce del suo Presidente Putin, che non vuole combattere nessuno ma intende collaborare con tutti, e attraverso Dmitri Peskovi, portavoce del Cremlino, fa sapere che l’incontro franco-tedesco con Putin è stato «concreto e costruttivo»; sarebbe in preparazione anche un futuro piano di pace che integrerebbe le proposte dei due leader europei, forti dell’appoggio di tutti i ventotto governi della UE, con quelle dei Presidenti di Russia ed Ucraina.
Per il momento il punto fermo dell’iniziativa di pace franco-tedesca è che non venga toccata l’integrità territoriale; nessuna cessione di territori quindi, ma cercare di persuadere Putin ad un accordo «accettabile per tutti», pur non confidando in un esito positivo.

Intanto sul campo continua però l’offensiva dei ribelli filo-russi, che hanno ripreso i bombardamenti su tutto il fronte orientale, con dispiegamenti ingenti di truppe ed armamenti finalizzati al controllo dello snodo ferroviario di Debaltsevo. Inoltre Putin ha richiamato in sevizio i riservisti.

C’è attesa quindi per l’incontro previsto per domani in una conference call, alla quale parteciperà anche Petro Poroshenko, Presidente ucraino.
L’ottimismo che Lavrov ha espresso, ritenendo i colloqui «una buona base per risolvere il conflitto», si scontra con le sue accuse verso l’Occidente: «Le tensioni in Europa non sono arrivate a sorpresa ma hanno invece corroborato i profondi problemi nella sicurezza europea; i partner occidentali non hanno agito interessati a costruire una sicurezza comune, piuttosto per l’illusione di essere vincitori della Guerra Fredda»; quindi gli attuali dissidi non sono una responsabilità del conflitto in atto in Ucraina ma sono causate dalla politica che gli Stati Uniti e l’unione Europea hanno avuto negli ultimi venticinque anni.

Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, Philip Mark Breedlove, generale della Air Force americana e Comandante Supremo della NATO, ha detto che «è un errore escludere l’intervento militare in Ucraina», come invece sostenuto da tutti, USA compresi, considerando le proposte di Putin, in merito alla soluzione del conflitto in Ucraina, come inaffidabili e «completamente inaccettabili». Unica possibilità sarebbe quindi quella di inviare le armi richieste da Kiev per difendersi dai separatisti filo-russi, senza un intervento diretto con soldati e truppe di terra.

Nel frattempo è in corso una tregua concordata tra Kiev e i ribelli, a quaranta chilometri da Donetsk, per consentire l’evacuazione di circa tremila civili, tra cui settecento bambini e sessanta disabili, che hanno lasciato le loro case, fuggendo a bordo di una ventina di pullman.

Paola Mattavelli
7 febbraio 2015

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