Siria, attentati a Damasco: 27 morti 140 feriti

Tre esplosioni hanno scosso la capitale siriana, Damasco, si tratta di due attentati suicidi avvenuti ieri mattina. Per la tv di stato si tratta di attentati terroristici. Non è ancora certo il numero delle vittime, si parla (dati diffusi dal ministero della Sanità di Damasco) di almeno 27 morti e circa 140 feriti.

Obiettivi del duplice attacco la direzione della polizia giudiziaria (quartiere al-Qasaa) e un centro dei servizi di intelligence dell’aviazione (quartiere di Duar al-Jamarik). Una terza esplosione è avvenuta poi a bordo di un autobus appartenente ad un campo dell’Esercito di liberazione della Palestina, notizia questa confermata dalla Cnn ma non dalla tv di stato siriana.
Molte le ipotesi su chi possa aver compiuto questi attentati, in molti credono che possa esserci l’opera di al-Qaeda che avrebbe approfittato del caos generato dai 12 mesi di proteste anti-Assad (la cui repressione ha già causato oltre 9.000 vittime) per spostare il suo “campo d’azione” dall’Iraq alla Siria. Solo pochi giorni fa (il 3 marzo) un altro kamikaze aveva colpito Daraa (a sud di Damasco) uccidendo 2 persone e ferendone una ventina mentre un altro attentato aveva ucciso 26 persone lo scorso 6 gennaio. Il 10 febbraio invece due attentati compiuti con autobomba avevano colpito Aleppo, la seconda città della Siria, provocando 28 morti e 235 feriti.
Ricordiamo che la Siria è martoriata da mesi da una repressione (causata dalle proteste contro il regime di Assad) sfociata ormai in guerra civile che sta destabilizzando l’intera nazione. Ogni giorno centinaia di cittadini cercano di fuggire all’estero, altrettanti rischiano la vita nel corso di bombardamenti (come ad Homs, città simbolo delle proteste anti-Assad) o attacchi di mercenari e militari lealisti.
Ayman al-Zawahiri, capo di al-Qaeda, aveva, lo scorso mese di febbraio, espresso il suo sostegno alla rivolta siriana condannando (in un videomessaggio) il regime per i suoi crimini contro la popolazione e lodando l’insurrezione popolare.

Enrico Ferdinandi

18 marzo 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook