Varoufakis: «La Grecia dice no alla Troika ma sì alla UE»

Varoufakis: «La Grecia dice no alla Troika ma sì alla UE»

Varoufakis - DijsselbloemATENE — Yanis Varoufakis, nuovo Ministro delle Finanze greco, entra a gamba tesa e nel suo incontro con Jeroen Dijsselbloem, Presidente dell’Eurogruppo, chiarisce subito che la Grecia non ha intenzione di trattare e collaborare con la Troika; niente estensione del programma di salvataggio in scadenza a febbraio ma un nuovo accordo dove a prevalere sia la cooperazione, «convincendo i partner europei che trovare una soluzione è nel nostro interesse comune».

Per Dijsselbloem è fondamentale che la Grecia non vanifichi quanto raggiunto negli ultimi anni e «con azioni unilaterali non potrà esserci sviluppo». Non si aspetterà la fine del programma per stabilire come muoversi: «I passi successivi saranno decisi entro la fine di febbraio», e «non se ne parla di fare la conferenza sul debito europeo chiesta da SYRIZA, per quello c’è già l’Eurogruppo».

Il neo Premier Alexis Tsipras era stato chiaro con Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, parlando di una Grecia pronta al dialogo ma che non vuole insistere nell’errore dell’austerità perché ha «un progetto di grandi riforme». Insomma, meno austerità e più crescita.

Ora Varoufakis ha tra le mani il difficile compito di trattare con i leader e le istituzioni europee per la risoluzione del debito pubblico: «Inutile che tornino qui gli uomini della Troika, per noi i vecchi accordi sono saltati un minuto dopo il voto. Vogliamo trattare ma lo faremo con la UE».
Per il Ministro greco l’Europa deve assolutamente cambiare l’approccio che ha verso la crisi, e rassicura che non sta «cercando una soluzione che sia buona solo per il contribuente greco e cattiva per l’Irlandese, lo Slovacco, il Tedesco, il Francese e l’Italiano».

Idee risolute e curriculum di tutto rispetto per Varoufakis, che punta a trasformare il debito verso la Troika in un maxi-bond a scadenza illimitata perché non c’è crescita se ogni euro disponibile è usato per risanare il deficit: «L’euro è stato concepito male e per la Grecia, come per l’Italia, era meglio non aderirvi. Non ha retto all’impatto della crisi finanziaria del 2008, ma ormai non si può tornare indietro. È come un vascello lanciato verso l’America che a metà oceano comincia ad imbarcare acqua. È inutile stare a disquisire sugli errori degli ingegneri che l’hanno costruito, bisogna stringere i denti e arrivare in porto».

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