Tsipras ovvero un nuovo dibattito europeo

Tsipras ovvero un nuovo dibattito europeo

10945823_393734397463139_7076445875782617619_oA volte per valutare l’importanza storica di accadimenti presenti è utile fare alcuni passi indietro per inserirli nella giusta prospettiva: ci si accorge così di quelli che erano i presupposti del quadro passato e saltano all’occhio, più evidenti, le differenze con la situazione attuale e le tendenze che si lasciano intuire nel corso degli eventi. E forse, circa la recente elezione di Alexis Tsipras in Grecia, si può guadagnare una tale prospettiva richiamando alla memoria quello che sono state le elezioni per il Parlamento Europeo del maggio 2014, neanche un anno fa.

Già allora era cominciato a circolare il nome di Tsipras, leader della Sinistra Europea, ma nel dibattito politico di allora finì per rimanere quasi una figura di secondo piano. Ci si può formare un’idea di quale fosse la situazione di allora citando i nomi di quelli che nel 2014 erano i capofila dei maggiori partiti europei: Jean-Claude Juncker (per l’EPP, di centro-destra) e Martin Schulz (del PES, di centro-sinistra). Alcuni commentatori notarono come i dibattiti che venivano intavolati tra i due, vuoi per necessità mediatiche, vuoi per chiarire i rispettivi programmi, a malapena potevano dirsi tali, ché erano più i temi su cui si trovavano a concordare che quelli su cui si potevano contrapporre veramente. Non che mancassero opinioni divergenti tra i due. Eppure per quanto Martin Schulz si sia profuso per un ideale di solidarietà europea, per una revisione delle misure con cui si era, e si stava, affrontando la crisi, non riuscì a dare veramente espressione a quel montante malcontento che si era creato nel vecchio continente. E forse non è un caso che ambedue, l’uno del Lussemburgo, l’altro tedesco, fossero espressione di una politica sostanzialmente “nordeuropea”.
E del resto solo limitatamente si poteva parlare di una vera politica di respiro europeo, perché sia l’EPP che il PES, per nominare i principali, apparivano più un aggregato estrinseco di partiti nazionali, la cui eterogeneità arrivava quasi ad offuscare la portata comunitaria. La vittoria del centro-sinistra in Italia fu la vittoria di Renzi, non di una politica in qualche modo europea.

Le dinamiche politiche, lungi dall’essersi completamente rivoluzionate, nell’ultimo periodo sembrano avviate verso un sostanziale cambiamento. È sempre più difficile infatti considerare la politica nazionale degli stati membri dell’U.E., specialmente di alcuni in particolare, come un sistema isolato. Si può facilmente osservare come i temi di maggiore interesse per alcune nazioni sono immediatamente saldate a problemi di carattere europeo, e i vari partiti, pur frazionati dalle politiche nazionali e locali, sono spinti quasi irresistibilmente a convergere. Così è, per esempio, con la destra di Marine Le Pen, che sta assumendo un peso sempre più internazionale. Così è, paradossalmente, anche per le correnti euroscettiche, che spesso si sono trovate a cercare alleati oltre confine.

Questo è il quadro in cui si inserisce il risultato di Syriza. Comunque vada a finire, qualunque siano le opinioni a riguardo, è evidente che le elezioni in Grecia sono state un vero evento europeo. Fa torto a Tsipras chi, come la maggior parte della stampa tedesca e inglese, riduce il piano dello scontro solo ad un problema economico. Più che ad una negoziazione sul debito stiamo assistendo ad una negoziazione dell’idea di Europa; e questo non coinvolge in alcun modo una possibile uscita della Gracia dall’Euro-Zona. Ben più interessante è la volontà dicharata da Tsipras di non aver intenzione di cedere sui principi che rappresenta e volerli riportare nelle sedi europee. Anche se è ancora presto per trarre conclusioni definitive, si sta assistendo forse alla nascita del primo vero dibattito politico di carattere veramente europeo che si impernia su due visioni differenti dell’Europa stessa, che riporta politicamente, e cioè in maniera costruttiva, quel malcontento che scaturiva dall’identificazione dell’U.E. con i suoi dictat.
Dibattito vero si dà solo tra posizioni differenti. Chi sostiene che Syriza è “antieuropea” solo perché contraddice una qualche visione tradizionale o vulgata dell’Europa sbaglia. Le idee portate da Tsipras potranno solo rafforzare la coscienza politica europea, a patto che non scadano nella messa in discussione dell’integrità dell’U.E. stessa. La nascita di un vero dibattito politico, anche a tratti virulento, non deve essere stigmatizzato, ma è invece auspicabile fintanto che non si trasformi in una lotta di una nazione contro un’altra. Ciò aiuterà anche ad avvicinare la politica comunitaria ai cittadini, a sradicarla dalla torre d’avorio di Bruxelles. È significativo del cambiamento di prospettiva il fatto che si sia già cercato di trovare in altri paesi movimenti che potrebbero affiancarsi o farsi forza della vittoria della Syriza greca, non da ultimo in casa nostra.

Siamo finalmente all’alba di una matura politica europea? Credo che molti segnali, non solo quelli che vengono dalla Grecia, spingano in questa direzione, ma determinare nei dettagli quello che accadrà nei prossimi anni è impossibile per chiunque. Diciamo che, se dovessi scommettere, punterei tutto su un nuovo corso della politica comunitaria, anche perché, alla fine, lo spero.

Daniele Di Giovenale

27 Gennaio 2015

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