India, ergastolo annullato per i due italiani accusati di omicidio intenzionale

India, ergastolo annullato per i due italiani accusati di omicidio intenzionale

 Italiani liberiNEW DELHI (INDIA) — «Dopo cinque anni di strazio» Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono stati rilasciati e potrebbero rientrare già nel week end. Condanna annullata dalla Corte Suprema dell’Uttar Pradesh e liberazione immediata; grande soddisfazione per l’Ambasciata italiana che ha avviato immediatamente tutte le procedure burocratiche necessarie per il rimpatrio dei due italiani. Le parole di Ashish Tiwari, Direttore del carcere, fanno ben capire l’incredulità dei due ragazzi al momento della notizia: «Quando li ho convocati nel mio ufficio per dire loro che sarebbero stati scarcerati pensavano scherzassi; poi sono stati sopraffatti dalla gioia».

I due italiani erano rinchiusi nella prigione di Varanasi dal febbraio 2010 e stavano scontando una condanna all’ergastolo perché accusati della morte di Francesco Montis, loro compagno di viaggio. Cinque anni in celle sovraffollate, con giacigli improvvisati e temperature estive proibitive, in condizioni igieniche precarie, senza acqua potabile e possibilità di contatti con l’esterno, che avvenivano solo per iscritto. Per Tomaso (di Albenga) ed Elisabetta (di Torino) era stata chiesta la pena di morte perché per i responsabili delle indagini l’omicidio di Francesco (originario di Terralba in provincia di Oristano) ritenevano che l’omicidio avesse un movente passionale, compiuto con la precisa intenzione di eliminare l’allora fidanzato della ragazza.

Una partenza, quella per l’India, avvenuta all’inizio del 2010, con il desiderio di festeggiarvi il Capodanno; ma il 4 febbraio gli eventi hanno portato alla morte di Francesco. Un mix di hashish ed eroina, Montis che sta male, ritrovato agonizzante nel letto, l’arrivo dei soccorsi, l’Ambasciata italiana subito avvertita dell’accaduto; un capitolare in rapida successione che in poche ore porta alla morte dell’amico. La detenzione scatta perché l’esame autoptico, fatto da un medico oculista, evidenzia che la morte sarebbe giunta per asfissia e non per un malore. Inoltre il corpo presenta segni che fanno pensare ad una colluttazione, corpo che verrà cremato subito dopo l’autopsia.

Una vicenda intricata che ora giunge al termine. Le famiglie avevano fatto l’ultimo ricorso in appello contro la sentenza di colpevolezza senza farsi troppe illusioni: «Avevamo perso ogni speranza, anche perché non abbiamo grandi mezzi e senza mezzi in India è difficile», queste le parole di Romano, padre di Elisabetta, «vorrei dire a tanti che la pensano diversamente che l’india non è quel paradiso che si crede; spero che la nostra vicenda sia utile ad altri. Per noi, al di là di vedere Elisabetta in carcere per accuse assurde, è stato anche un grosso sacrificio. Basti dire che bisognava pagare per tutto, anche per andare a trovarla in carcere. La giustizia indiana è un mistero», ricordando quante volte sono stati organizzati viaggi per udienze fissate ma mai convocate, «è stato tutto allucinante. Ci tengo a ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato, l’ambasciata, gli avvocati, ma soprattutto Marina che si è battuta senza risparmiarsi. Alla fine è soprattutto una sua vittoria». Marina è la mamma di Bruno che, appena raggiunta telefonicamente da Daniele Mancini (Ambasciatore italiano in India), ha detto che è «una grande gioia e una bellissima notizia tenendo conto del fatto che, conoscendo l’India, uno non può mai farsi illusioni».

Ora, a vicenda conclusa, la voglia è quella di non pensare più alle cose passate, con «grande soddisfazione per la sentenza» da parte di Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, e manifestazioni di solidarietà inviate via Facebook dalla moglie di Massimiliano Latorre alla madre di Bruno: «Ciao Marina, ho appena saputo, sono felice per te e per voi. Un abbraccio e goditi la gioia per cui hai tanto lottato».
Non c’è felicità però per la famiglia di Francesco Montis che accusa il Governo italiano di non aver tutelato loro e gli interessi del figlio morto: «Sono senza parole», dice Rita, la madre di Francesco, «perché non dovevano farli uscire. È come se avessero ucciso di nuovo mio figlio».

Paola Mattavelli
21 gennaio 2015

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