Obama: “Tocca a noi scegliere cosa vogliamo essere”

Obama: “Tocca a noi scegliere cosa vogliamo essere”

Il Presidente degli Stati Uniti ha pronunciato il suo discorso sullo stato dell’Unione. Tra i suoi progetti: più tasse ai ricchi.

140306-obama-ukraine-briefing-jsw-124p_0c3a31d984edfa75eff6ee4b71292e98Deciso, concentrato, ma soprattutto aggressivo. Così il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha pronunciato martedì notte il suo penultimo discorso sullo stato sull’Unione, un momento quasi solenne per la Nazione, illustrando i progetti per l’anno in corso e i risultati positivi degli Stati Uniti. E lo ha fatto affrontando per la prima volta un Congresso in cui entrambe le camere sono a maggioranza repubblicana.

“Da 15 anni siamo entrati nel nuovo secolo. Quindici anni in cui il terrorismo ha toccato il nostro territorio. E hanno obbligato una nuova generazione a combattere per troppo tempo delle guerre costose”, ha detto. “Abbiamo visto una terribile recessione diffondersi nel nostro Paese e nel mondo. È stato e ancora è un tempo assai difficile per molti. Ma questa notte voltiamo pagina”.

Il Presidente Obama ha messo l’accento sui dati che indicano la salute dell’economia. “L’ombra della crisi è passata e lo stato dell’Unione è forte”, ha detto rimarcando con enfasi il numero di posti di lavoro creati, il più rapido dal 1999. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6 percento, ai minimi degli ultimi sei anni.

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Ma la riforma fiscale proposta dal Presidente Obama è stata tra i punti più significativi (e una delle più grandi sfide lanciate ai Repubblicani) del suo discorso, una mossa che punta sull’amento delle tasse ai più abbienti in favore dei ceti medi per fare entrare nelle casse dello Stato 320 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni. La proposta prevede una maggiore pressione fiscale per le banche e un aumento delle tasse sull’eredità. Inoltre, un aumento dal 23,8 percento al 28 percento delle aliquote per per le coppie con redditi sopra i 500mila dollari all’anno. Un passo questo fondamentale per la criscita economica di un Paese che dal 2010, come ha sottolineato Barack Obama, “ha ridato lavoro a più persone dell’Europa, Giappone e ogni altra economia avanzata messe insieme”.

“Con un’economia che sta crescendo – ha detto – i deficit che diminuiscono, l’industria che avanza, la produzione energetica più forte ci siamo liberati dalla recessione e siamo più liberi di scrivere il nostro futuro di qualsiasi altra nazione sulla Terra”.

Il Presidente Obama ha toccato anche altri temi, dall’embargo contro Cuba alla questione del razzismo e a nuove difese contro il terrorismo. “Per questo chiedo al Congresso di passare una legge e autorizzarci ad usare la forza contro l’Isis”, ha detto, sottolineando che gli Stati Uniti continueranno a dare la caccia ai terroristi e a smantellare le loro reti.

Il discorso del Presidente Obama è stato anche un discorso su una maggiore eguaglianza sociale. Perchè tutti hanno diritto a nuove opportunità. E tutti hanno diritto a godere della ripresa economica. “Vogliamo forse una economia dove solo pochi si arricchiscono in modo spettacolare? Oppure ci impegneremo per costruire un’economia che genera redditi crescenti e opportunità per chiunque si sforza di ottenerli?”

Stando alle sue parole, “questo significa aiutare questa gente ad avere assistenza all’infanzia, college, assistenza sanitaria, una casa, e pensioni”. “Il mio budget – ha aggiunto – darà una risposta a ognuno di questi problemi, abbassando le tasse alle famiglie di lavoratori e portando migliaia di dollari nel loro portafoglio ogni anno”.

Il Presidente Obama ha, infatti, sottolineato la necessità di migliorare l’educazione rendendo le università pubbliche gratis (il 40 percento degli studenti americani sceglie, infatti, l’università pubblica). “Dobbiamo fare di più”, ha detto. “Entro la fine di questa decade, due su tre posti di lavoro richiederanno un certo grado di educazione e viviamo ancora in un Paese dove troppi americani non possono accedere all’educazione di cui hanno bisogno”.

“Ora tocca a noi scegliere cosa vogliamo essere nei prossimi 15 anni e nei decenni che verranno”, ha aggiunto. “Ora, è tempo di finire il lavoro iniziato”.

 

Di Valentina Cordero
da New York

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