Yemen, golpe e spari nella capitale San’a’

Yemen, golpe e spari nella capitale San’a’

I ribelli sciiti Houthi hanno conquistato il palazzo presidenziale

Yemen: scontri a Sanaa, raggiunta tregua con ribelliSAN’A’ – Si fa sempre più concreta l’ipotesi di un colpo di stato nel Paese. I ribelli sciiti delle tribù Houthi hanno infatti conquistato il palazzo presidenziale dopo una serie di scontri armati con le forze armate governative.

Gli scontri si erano intensificati già ieri causando diversi morti, ma in serata era stato siglato tra le due parti un accordo di tregua. Questo però non ha impedito ai ribelli di continuare l’accerchiamento del palazzo che oggi, alla ripresa degli scontri, è stato conquistato. Al momento dell’attacco il Presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi non era nell’edificio e i miliziani hanno consentito al personale di uscire.

Gli Houthi si sono quindi impadroniti anche di alcuni mezzi blindati e hanno continuato la loro opera di bombardamento alla residenza del Presidente e anche verso l’abitazione del Primo Ministro Bahah. L’occupazione è stata confermata dalle guardie presidenziali che hanno ammesso di aver dovuto abbandonare la difesa del palazzo dopo un breve scontro a fuoco con gli sciiti. Anche il Ministro della Difesa Subaihi è riuscito a salvarsi dopo un tentato omicidio dei ribelli mentre stava uscendo dalla sua residenza.

Colpo di stato – “Siamo a un passo dal golpe. Potremmo vedere un altro Yemen entro stasera”, così si è espressa il Ministro per l’Informazione Nadia Sakkaf ai microfoni di Al Jazira. “Parte dell’esercito non risponde più agli ordini del Presidente”. Secondo Jamal Benomar, inviato speciale dell’ONU in Yemen, i ribelli avrebbero persuaso i militari a non combattere contro di loro. Gli Houthi incolpano, tramite la loro emittente tv Al Maseera, l’esercito per aver iniziato gli scontri e nel frattempo hanno oscurato i media locali e assaltato l’agenzia di stampa statale Saba. In queste ore il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si sta riunendo a porte chiuse su richiesta del Regno Unito. Il Segretario generale Ban Ki-Moon ha espresso “grande preoccupazione per la situazione nello Yemen”.

Nel frattempo si segnala la chiusura di diverse ambasciate (l’ambasciata italiana rimarrà aperta ma con servizio ridotto). La CNN segnala anche un attacco all’ambasciata americana ad opera di ignoti che però non ha causato feriti.

La situazione – La tensione nella capitale San’a’ era alta già da settembre quando i ribelli erano riusciti ad occupare e controllare una parte della città. A seguito di questi fatti (e con la mediazione dell’ONU), il Paese si stava avvicinando ad una riforma della costituzione in senso federale che però vedeva contrapposti gli Houthi e il governo (espressione della maggioranza sunnita del Paese). I primi, sciiti, sarebbero stati favorevoli alla divisione dello Yemen in due grandi regioni, mentre il governo (espressione della maggioranza sunnita) avrebbe preferito una divisione federale in sei macroregioni che però avrebbero relegato gli sciiti nel nord del Paese.

La situazione è poi precipitata il 17 gennaio con la presa in ostaggio di Mubarak, capo del gabinetto del presidente e responsabile del dialogo tra le varie forze politche e i gruppi etnici. Il sequestro è stato poi rivendicato proprio dagli Houthi per impedire al governo di rinnegare gli accordi di settembre per la formazione di un governo di unità nazionale.

Ieri sono iniziati gli scontri ma il presidente Hadi era riuscito a convincere i ribelli ad accettare un cessate il fuoco con la promessa della nomina in una commissione chiave per stabilire l’assetto di una futura federazione yemenita. Ma la ripresa degli scontri di stamattina e la presa del palazzo presidenziale del pomeriggio sembrano aver precluso ogni possibile risoluzione diplomatica del confltto.

Andrea Speziale
20 gennaio 2015

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