Giappone: ricostruzione psicologicamente delicata

Il giorno dell’ undici marzo, un sisma di magnitudo 9° della scala Richter e uno tsunami hanno distrutto in parte la  centrale nucleare di Fukushima, a 250 km al nord di Tokyo, provocando la più grave crisi nucleare dopo il disastro di Chernobyl nel 1986. Questa catastrofe ha causato la morte di più di 16.000 persone.

“Il governo centrale ha proposto diversi piani, accolti dall’opposizione dei governi locali ma anche dalle persone direttamente coinvolte con il terremoto e lo tsunami” ha dichiarato il presidente della Croce Rossa giapponese, Tadateu Konoe in viaggio per presidiare una manifestazione commemorativa delle stragi. Inoltre ha successivamente aggiunto “ Senza accordi su un piano generale per la riabilitazione e la ricostruzione, è molto difficile concludere la fase di ristrutturazione. Possiamo dire di aver perso circa un anno visto i risultati”. Le attività e l’organizzazione internazionale si sono principalmente concentrati su un aiuto a corto termine. Fornendo materiale medico alle persone anziane e un sostegno a lungo termine come la costruzione di centri sanitari provvisori o permanenti. Ma la Croce Rossa teme anche conseguenze per le vittime affette in particolare dal sentimento dell’abbandono e dell’isolamento. “La lentezza dei lavori di ricostruzione sulla costa Nord Est giapponese crea un sentimento di stress nei sopravvissuti, in quanto non sono a conoscenza del tempo effettivo che dovranno passare in queste strutture” secondo quanto trapelato da un comunicato della Croce Rossa nipponica. La situazione è certamente delicata sia dal punto di vista strettamente ambientale sia dalla prospettiva umana. Il sisma ha provocato la fusione di tre reattori della centrale di Fukushima innescando esplosioni in serie e diffondendo nell’atmosfera dei materiali radioattivi che si sono espansi nell’Est del Giappone. Alcune decina di migliaia di abitanti hanno lasciato la propria abitazione. L’aria, l’acqua e gli alimenti sono stati contaminati. I reattori sono stati stabilizzati solo nel corso del mese di dicembre. La decontaminazione del sito rischia purtroppo di impiegare diversi anni.

Manuel Giannantonio

7 marzo 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook