Stati Uniti: l’imbarazzo per la pubblicazione di “Charlie Hebdo”

Stati Uniti: l’imbarazzo per la pubblicazione di “Charlie Hebdo”

Il New York Times si è limitato a descrivere il numero di “Charlie” consacrato alla caricatura del profeta Maometto senza stamparla mentre il Washington Post ha riservato un piccolo spazio in uno dei suoi supplementi

4556404_6_0519_les-manchettes-des-journaux-americains-le-8_d75744e623cd67ec9d94e0115e580d10NEW YORK – Nella terra in cui le religioni hanno conservato nel tempo un’influenza considerevole, l’autorevole quotidiano newyorchese, alimenta dibattiti sui limiti della tanto discussa libertà d’espressione e sulle responsabilità dei media. L’agenzia stampa Associated Press e i canali CNN, NBC News, e MSNBC News, solo per citare i più prestigiosi, hanno deciso di oscurare le vignette contese, evocando la possibilità di ritorsioni per il loro alto potenziale offensivo.
Il responsabile di CNN World Wide, Jeff Zucker ha dichiarato: “Da un punto di vista giornalistico, sentiamo di aver voglia di usare quelle immagini. Ma non dal punto di vista della responsabilità, della sicurezza, della nostra squadra che è più importante”. Intervistato sulle responsabilità del giornale satirico parigino, Zucker ha detto che erano “caricature profondamente offensive” del profeta Maometto.

Il porta voce della Casa Bianca invece ha dichiarato l’importanza della libertà di espressione santificata dal primo emendamento della Costituzione americana, e il fatto che nessun atto violento può essere giustificato per la semplice pubblicazione di caricature. Tuttavia, ha suggerito alla Casa Bianca di interrogarsi sulle conseguenze di simili pubblicazioni, prevendendo ritorsioni per i propri militari, diplomatici e per il proprio personale. Il Washington Post ha intrapreso un’altra scelta editoriale. All’indomani dell’attentato parigino, ha pubblicato parte del numero di Charlie Hebdo del 2011, già oggetto di minacce terroristiche, nelle pagine riservate agli opinionisti, vicino a un editoriale che poneva l’attenzione all’autocensura. Nel supplemento Style, viene pubblicata la vignetta di Luz.

Martedì, il direttore Martin Baron, ha spiegato che la linea editoriale del giornale vietava la pubblicazione “di quello che è precisamente, deliberatamente o inutilmente offensivo per membri di gruppi religiosi” e che la copertura del nuovo numero non rientrava in questa categoria. La mediatrice del New York Times, Margaret Sullivan, ha difeso la posizione del prestigioso quotidiano. Un atto che le è valsa numerosi commenti e altrettante critiche. Ha rifiutato una revisione della politica interna del giornale, stimando che il disegno pubblicato a Parigi non era “offensivo” e che “aveva senza dubbio un valore significativo d’informazione”.

Nel bel Paese invece a distribuire il numero completo di Charlie Hebdo con tanto di traduzione di vignette, è stato il Fatto Quotidiano. Il direttore Antonio Padellaro, ha giustificato questa scelta poiché era intenzione del gruppo partecipare alla solidarietà internazionale. Ha dichiarato che dopo aver chiamato la redazione del giornale francese si è sentito dire grazie perché era l’unico giornale italiano ad averli contattati dopo il massacro. Il ricavato delle vendite sarà devoluto alle famiglie delle vittime della redazione di “Charlie Hebdo”. Inoltre, nel suo editoriale il direttore ha scritto che oltre alla solidarietà e alla partecipazione dell’attività editoriale, forse lo fanno perché “un po’ matti”.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
16 Gennaio 2015

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