Ancora sangue in Nigeria. Bambina kamikaze esplode in un mercato

Ancora sangue in Nigeria. Bambina kamikaze esplode in un mercato

 attentato Nigeria bambina kamikazeNIGERIA Il nordest della Nigeria non smette di sanguinare, ancora morti, ancora una strage attribuita a Boko Haram. La scelta del posto dove compiere l’attentato kamikaze ricade sempre su luoghi affollati, questa volta si tratta di un mercato. Le notizie che arrivano, diffuse dalla Croce Rossa locale, parlano di una ventina di vittime e di molti feriti, «al momento ci sono ventisette persone ferite nell’Ospedale del Borno, mentre altre sono state portate in diversi ospedali».

Questa volta è stata una bambina di dieci anni a farsi esplodere alle 12:40, ora di maggiore affluenza, nell’affollato mercato di Maiduguri (capitale dello Stato del Borno, considerata la roccaforte del gruppo terroristico islamista fondato proprio in questa città nel 2009). Umanamente inconcepile, eppure non è un caso isolato. Non è la prima volta infatti che il gruppo estremista islamico usa delle ragazze per attentati suicidi. In questo stesso mercato poco tempo fa altre due ragazze si sono fatte deflagrare, mentre una terza non ha azionato la cintura esplosiva, raccontando più tardi di essere stata costretta dai genitori. Anche per l’attentato di oggi è stato usato lo stesso metodo, una cintura esplosiva azionata a distanza. Ashiru Mustapha, capo delle forze di polizia locali, ha riferito che il metal detector aveva segnalato qualcosa durante i controlli fatti all’ingresso del mercato, ma non c’è stata la possibilità di evitare la carneficina perché la carica è esplosa dopo pochi minuti. Secondo Gideon Jibrin, portavoce della Polizia di Borno, «il corpo della ragazzina è stato fatto a pezzi, come se fosse stato tagliato in due. La parte superiore è stata trovata a cinquecento metri di distanza». Un orrore difficile da immaginare, non solo quello del suo corpo straziato ma anche i corpi delle persone, soprattutto donne e bambini, che ignari a quell’ora affollavano i banchi e i negozi. Sempre secondo il portavoce della Polizia, è molto probabile che la bambina «forse neppure sapeva cosa le era stato messo addosso, forse la bomba è stata fatta detonare da un telecomando. I due agenti che la stavano perquisendo sono morti all’istante, dilaniati dall’esplosione».

Il gruppo integralista di Boko Haram ha proclamato un califfato, affiliato a quello dell’ISIS, che in sei anni ha polverizzato quattordicimila persone, con oltre un milione e seicentomila sfollati. Una campagna del terrore che viaggia di pari passo con la campagna elettorale per le elezioni presidenziali. La sete di sangue, morte e distruzione non sembra placarsi e inarrestabile avanza, ad ogni costo, senza guardare in faccia nessuno, nemmeno quella di una bambina di dieci anni, considerata un contenitore da imbottire di esplosivo.

Paola Mattavelli
11 gennaio 2015

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