Siria: la repressione ha fatto piu’ di 7.600 morti

I paesi della Lega araba dell’Unione europea, gli Sati Uniti, la Turchia e diverse componenti dell’organizzazione siriana si sono ritrovati ieri nelle prime ore del pomeriggio in un albergo della periferia Nord di Tunis, oggetto della conferenza: aiutare il popolo siriano ad ottenere da Damas la fine delle violenze. Mosca e Pechino hanno boicottato la riunione. Prima dell’incontro di Tunis, dei militanti siriani hanno chiamato i paesi coinvolti al fine di concretizzare le parole in fatti. “Più parlate senza agire, più il regime si vendicherà di noi” ha affermato Hadi Abdallah, militante della commissione generale della rivoluzione siriana presente nella città di Homs.

“Se il mondo non vuole agire, noi preferiamo che taccia. Nei paesi arabi, sono troppe le parole abbiamo bisogno di fatti” ha aggiunto. L’urgenza, per la comunità internazionale, è di trovare i mezzi di portare aiuti umanitari al popolo siriano, schiacciato dalla repressione del regime (più di 7600 morti in undici mesi). La sorte di Homs è particolarmente preoccupante: la città è avvolta da un ondata di violenza da circa tre settimane e i quartieri ribelli, vivono una situazione umanitaria catastrofica. Secondo alcune fonti la conferenza potrebbe chiamare le autorità di Damas a cessare il fuoco e permettere alle associazioni umanitarie di intervenire. Tra le altre opzioni, la possibilità della creazione di zone di sicurezze nelle regioni centrali della Siria, difese dall’opposizione. La conferenza di Tunis condannerà di nuovo la repressione e apporterà il proprio sostegno al piano della Lega araba che prevede delle tappe di una transizione democratica a Damas. Infine la riunione dovrà consacrare l’opposizione siriana. Premendo in maniera particolare sul componente del consiglio nazionale siriano (CNS). Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton ha confermato giovedì il suo sostegno di peso al CNS, qualificandolo come credibile e capace di offrire un alternativa al regime di Bachar el Assad. Sul campo le violenze però riportano all’urgenza della situazione. Diciotto persone, tra le quali sei membri della stessa famiglia, sono stati uccisi venerdì in un villaggio della provincia ribelle siriana di Hama. Giovedì 86 persone, in maggioranza civile, sono state uccise attraverso il paese secondo l’osservatorio siriano dei diritti dell’uomo. (OSFDH). Nelle strade della città di Alep, grande città del Nord, molte persone addirittura in migliaia son scese in strada in solidarietà con gli abitanti di Homs.  
 
Manuel Giannantonio

25 febbraio 2012

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