Senegal: proteste prima delle elezioni, saranno trasparenti?

Il Senegal è stato teatro venerdì di una nuova giornata di manifestazioni e di riunioni elettorali, nell’ultimo giorno della campagna per le presidenziali di domenica la cui tenuta è giudicata impossibile da parte dell’opposizione in virtù del clima di violenza diffuso negli ultimi giorni. Una marcia pacifica di donne contro la candidatura del presidente uscente Abdoulaye Wade, riunioni di giovani oppositori nel centro della città e gli ultimi meeting fanno da cornice alla campagna elettorale che si è conclusa ieri sera a mezzanotte. 

Ma se la comunità internazionale ha chiamato tutti i coinvolti a incoraggiare la partecipazione a uno scrutinio privo di violenza, il movimento M23 (partito dell’opposizione e organizzatore della società civile) ha stimato che “la situazione è di una gravità estrema” e il “clima di insicurezza generale rende impossibile la tenuta di uno scrutinio trasparente e libero”. Le violenze legate alla candidatura contestata di Abdoulaye Wade, 85 anni presidente dal 2000 hanno fatto dalla fine di gennaio almeno sei morti e decine di feriti. L’M23 ha parlato di 15 morti e 539 feriti. Ha denunciato “la presenza di agenti provocatori” del presidente Wade “ che terrorizza i manifestanti e la popolazione insieme ai leader politici e della società civile” e i gravissimi malfunzionamenti delle istituzioni “ dell’elezione, consiglio costituzionale e commissione elettorale nazionale autonoma (CENA). Il movimento non ha esplicitamente richiesto un rinvio dello scrutinio, questione che ha generato un dibattito nell’opposizione. Molti candidati quali, Gadio, Tidiane, Dièye e Ibrahima, sono favorevoli a un rinvio mentre altri sono decisi ad andare avanti. Rispondendo alle minacce sulla possibilità di impedire la realizzazione dello scrutinio, Abdoulaye Wade ha lanciato giovedì, nel corso di un meeting nei pressi di Dakar, un appello ai giovani del suo partito, chiedendo loro di vegliare su ciò che l’opposizione farà per impedire e sabotare lo scrutinio. “Voi militanti, in particolare i giovani, proteggete i miei risultati perché sono i vostri. Dovete rifiutare che vi siano tolti. Poi restate negli uffici e comunicatemi la nostra vittoria” ha dichiarato con ferma sicurezza. Abdoulaye Wade, ha tenuto ieri il suo ultimo meeting della campagna elettorale a Dakar. Il suo primo ministro Souleymane Ndiaye ha dichiarato di essere abbastanza certo di ottenere la vittoria al primo turno. “Se perde le elezioni chiamerò il candidato vincitore e mi congratulerò. Non ci sono altre alternative. E chiaro” ha aggiunto sul canale televisivo France 24 visibile anche tramite digitale terrestre, rifiutando qualsiasi confronto o parallelismo con il presidente ivoriano Laurent Gbago. L’ex presidente nigeriano Olusegum Obasanjo, capo degli osservatori dell’unione africana (UA) ha continuato i propri incontri con i politici del paese. Dovrà anche intrattenersi con l’ambasciatore degli Stati Uniti mentre le relazioni si sono inasprite nelle ultime settimane tra Dakar e Washington che ha criticato la candidatura di Wade a un nuovo mandato. Mentre l’opposizione rimette in causa la sincerità dello scrutinio, il capo degli osservatori dell’Unione europea ha evidenziato “una certa mancanza di trasparenza” circa la distribuzione delle carte elettorali.

Manuel Giannantonio

25 febbraio 2012

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