Diffuse in rete le immagini del pilota giordano della Coalizione catturato dall’ISIS

Diffuse in rete le immagini del pilota giordano della Coalizione catturato dall’ISIS

 ISIS cattura pilota giordanoRAQQA (SIRIA) — I canali Twitter e Youtube dell’ISIS hanno diffuso in rete le immagini di un pilota della Coalizione Internazionale anti ISIS, guidata dagli USA, catturato dopo che il suo aereo è stato abbattuto. Da quanto dichiarato l’uomo, di nazionalità giordana, si sarebbe paracadutato vicino a Raqqa, nord della Siria, dopo l’abbattimento. La Giordania è uno degli Stati della Coalizione che da mesi, esattamente dal 23 settembre 2014, bombarda le zone invase di Iraq e Siria.

È il primo annuncio da parte dello Stato Islamico di un avvenimento del genere, confermato per altro dal Governo giordano; anche l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha affermato che il luogo dell’abbattimento è effettivamente avvenuto vicino alla capitale di fatto del gruppo guidato da Al Baghdadi.

Le condizioni del tenente Muadh al Kassasbe, questo il nome del pilota, al momento della cattura sembrerebbero buone. Le foto diffuse dal gruppo estremista lo mostrano che indossa solamente una maglietta bianca mentre viene trascinato fuori dall’acqua nella zona dell’abbattimento, circondato da alcuni uomini esultanti nel momento esatto della cattura; in un’altra è tenuto per il collo, alle spalle uno sfondo sabbioso, alcuni combattenti mascherati; altra immagine mostra l’uomo in un ambiente familiare, seduto su un divano con a fianco una foto che lo ritrae vicino ad un aereo militare, o all’esterno mentre posa sorridente per uno scatto privato. L’esaltazione dell’ISIS prosegue mostrando i suoi uomini prostrati nell’atto di ringraziare Dio per l’avvenuta cattura e il tipo di Jet della forze aeree della Coalizione abbattuto, con l’hashtag #AssadSATAN.

Immagini che parlano chiaro, di una guerra che continua, di un’invasione che uccide, distrugge e tortura senza guardare in faccia nessuno; donne rapite, stuprate e vendute come schiave sessuali; dove persino i bambini vengono decapitati e lapidati nelle pubbliche piazze. Basta essere una minoranza, soprattutto cristiani, sciiti, curdi, della comunità Yazidi; intere comunità etniche o religiose diverse da quella sunnita, a cui appartiene l’ISIS, costrette ad assimilarsi o a fuggire per non essere bestialmente massacrate. Una propaganda ininterrotta che vuole sottomettere proprio facendo leva su un uso calcolato della brutalità e dell’indottrinamento, con figli immortalati già in posa da piccoli combattenti. Un odio che, come scrisse Oriana Fallaci, «si gonfia come un fuoco alimentato dal vento, e i seguaci del fondamentalismo islamico si moltiplicano come protozoi d’una cellula che si scinde per diventare due cellule poi quattro poi sedici poi trentadue. All’infinito»; un odio che non fa star tranquilli perché «se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà», distruggendo «la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri…». Persino la libertà di celebrare e festeggiare il S. Natale. Auguri.

Paola Mattavelli
24 dicembre 2014

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