Israele sotto osservazione di Londra e Washington

Londra e Washington hanno puntualizzato l’attenzione sull’eventuale conseguenza di un possibile attacco israeliano contro il programma nucleare iraniano. L’arrivo nella regione del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Tom Donilon riflette l’inquietudine della comunità internazionale dopo le dichiarazioni dei responsabili iraniani che lasciavo presagire questa eventualità imminente.

Il capo di stato maggiore dell’esercito americano, il generale Martin Dempsey, ha sottolineato domenica che un attacco israeliano “non sarebbe prudente”. Non sarebbe “saggio” ha insistito da parte sua il ministro britannico degli affari stranieri William Hague. Entrambi hanno esortato il governo israeliano a concedere del tempo alle sanzioni imposte dal regime iraniano per tentare di convincere l’interruzione delle attività nucleari. L’Iran che assicura che il suo programma nucleare è soltanto devoto ai fini civili, per assicurare la propria indipendenza energetica, è sospettato di cercare di dotarsi di armi nucleari. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea, hanno recentemente deciso di imporre delle nuove sanzioni nei confronti dell’Iran, colpendo il settore petrolifero, vitale per l’economia del paese. Europei e americani si dicono fiduciosi della possibilità di convincere l’Iran di ridurre le proprie ambizioni nucleari. Domenica, il ministero del petrolio iraniano, ha annunciato di aver sospeso le esportazioni del petrolio contro L’UE che ha deciso nella fine di gennaio di imporre a partire da luglio un embargo sul petrolio iraniano. Secondo l’agenzia di stampa semi ufficiale Mehr, la compagnia petrolifera nazionale ha inviato dei corrieri ad alcune raffinerie europee con un ultimatum preciso esortandoli a firmare contratti a lungo termine da due a cinque anni sotto la pena di essere immediatamente privati di approvvigionamento. I 27 paesi della zona euro rappresentano circa il 18% delle esportazioni petrolifere iraniane.

Manuel Giannantonio

20 febbraio 2012

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