Siria, violenti bombardamenti a Homs: ”non c’e’ via d’uscita”

Continuano i bombardamenti a Homs, città simbolo delle proteste anti Assad: negli ultimi cinque giorni sono morte centinaia di persone e il quartiere di Baba Amr è ormai ridotto in macerie. Si conta una bomba ogni trenta secondi. I cittadini si trovano in situazioni estreme. Rami Abdel Rahmane responsabile dell’Osservatorio siriano per i Diritti umani ha affermato che quest’oggi: “Il martellamento sul quartiere di Baba Amr è iniziato all’alba ed è stato il più intenso da cinque giorni a questa parte. Cadono in media due razzi al minuto”.

Cresce così la tensione a livello internazionale mentre anche nella altre città siriane ogni giorno si contano decine di morti. Mentre per il prossimo 24 febbraio in Tunisia si terrà il ”Friends of Syria” vertice che riunirà tutti i paesi interessati a porre fine alle violenze in Siria, l’Onu assieme alla Lega Araba cerca di trovare un modo per porre fine a questa repressione senza cercando di evitare di imbattersi nel veto di Russia e Cina. Proprio dalla Russia afferma che potrebbe fornire truppe all’eventuale missione di peacekeeping da schierare in Siria, se la missione si rivelerà nel rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite e “e sarà possibile raggiungere un accordo con Damasco”.
Ad affermarlo Mikhail Bogdanov, ministro degli esteri russo, che ha poi aggiunto: “Al momento Mosca sta tenendo consultazioni sulla questione siriana con tutti i suoi partner”.

Hadi Abdullah, un attivista che si trova ad Homs, contattato dall’Afp ha rilasciato queste dichiarazioni: “La situazione è tragica: ci sono donne incinte, cardiopatici, diabetici e soprattutto feriti che non possiamo evacuare. “Lunedì sera tre attivisti sono entrati in città con una macchina portando pane, latte per neonati e medicine, la loro macchina è stata colpita da un razzo, sono tutti morti carbonizzati. Li avevamo avvertiti sul pericolo ma hanno detto: ‘Se non aiutiamo i residenti, chi lo farà?'”.

Enrico Ferdinandi

14 febbraio 2012

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