Siria, Zabadani si arrende: centinaia di morti a Homs

Continua la repressione in Siria soprattutto in quella che è la città simbolo della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad: Homs è da oltre otto giorni bombardata senza sosta. Centinaia i morti, solo ieri se ne contano venti (300 in quest’ultima settimana), il sangue scorre in tutta la nazione. Ad Aleppo ad esempio dove il regime di Damasco dopo aver fatto esplodere due bombe ed aver  puntato il dito contro ipotetici terroristi continua a cercare di fermare le proteste in città, almeno 28 le vittime fin ora accertate.

Damasco, la capitale, non è da meno. Anche qui gli scontri sono all’ordine del giorno, le persone hanno paura ad uscire dalle loro abitazioni, ma spesso non sono sicure nemmeno al loro interno.
Secondo l’Osservatorio per i diritti umani di Londra in queste ore i carrarmati hanno fatto il loro ingresso nei pressi della capitale, a Duma dove si contano altri 3 morti.
Zabadani è stata teatro negli ultimi giorni di intensi bombardamenti con cento morti, ieri le forze lealiste sono nella città (che si trova vicino al confine con il Libano) ed è stato raggiunto un accordo su un cessate il fuoco con i ribelli: l’intesa prevede che i ribelli consegnino le armi e che i lealisti non li arrestino.
Mentre continua il braccio di ferro diplomatico fra Usa e Russia, l’Iran minaccia di sconvolgere l’occidente con le sue ricerche sul nucleare, e la Cina si accoda fra i sostenitori pro-Assad e l’Unione Europea si dice pronta entro fine mese a vagliare nuove sanzioni contro Damasco, arriva il messaggio, diffuso sul web attraverso alcuni forum jihadisti, del capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, che ha manifestato il suo sostegno alla contestazione in Siria.
La situazione si fa come potete ben capire sempre più tesa. Un intervento armato, come più volte “auspicato” da diverse voci politiche occidentali (e non) comporterebbe l’entrata in scena di diversi “attori” già in “lotta” fra loro dal punto di vista diplomatico e si configurerebbero scenari da terza guerra mondiale. Intanto, come spesso abbiamo ricordato, a farne le spese sono solo quei cittadini siriani che ogni giorno muoiono per chiedere democrazia nel loro paese.
Per chi avesse ancora dubbi sulle azioni repressive di Assad basta guardare l’immagine satellitare qui di fianco che provano la repressione delle forze di sicurezza siriane e gli attacchi contro i quartieri residenziali a Homs. Queste immagini sono state pubblicate dall’ambasciatore Usa in Siria, Robert Ford, sulla pagina Facebook della sede diplomatica statunitense, molto più “osservatore” lui in un giorno di quanto non siano stati in oltre un mese gli osservatori della Lega Araba. In un commento pubblicato dall’ambasciatore insieme alle foto satellitari si può leggere: “Ascolto le storie devastanti dei neonati che muoiono negli ospedali di Homs, dove l’elettricità è stata tagliata. Quando vediamo le immagini allarmanti che provano che il regime sta usando l’artiglieria contro i quartieri residenziali, tutti noi siamo ancora più preoccupati del tragico destino dei civili siriani”.
Chi rifornisce le forze di Assad? Il viceministro dell’Interno iracheno Adnan al-Assadi in una intervista alla France Press ha dichiarato: “Abbiamo informazioni di intelligence secondo le quali un certo numero di jihadisti iracheni sono andati in Siria e che il traffico di armi è ancora attivo. Le armi sono portate da Baghdad a Mosul, capitale della provincia di Ninive e i prezzi sono aumentati proprio perché vengono inviate agli oppositori del regime”. Ad esempio? un kalashnikov d’assalto, che di solito costa tra i 100 e i 200 dollari, viene ora pagato tra i 1000 e i 1500 dollari. Assadi ha infine aggiunto: “In passato i siriani combattevano in Iraq e ora combattono in Siria come gli egiziani in Egitto, gli yemeniti nello Yemen e i libici in Libia”.
Mentre il ministro degli Esteri siriano ha dato un ultimatum di 72 ore a  Tunisia e la Libia per chiudere le loro ambasciate in Siria, si fanno sempre più frequenti i contatti diplomatici tra i Paesi Arabi, gli Usa, l’Ue e la Turchia sulla nuova mozione sulla Siria che la Lega Araba si prepara a presentare all’Assemblea generale dell’Onu. Il testo non è ancora definito e molto probabilmente subirà variazioni nelle prossime ore, il succo è sempre lo stesso: “si condanna con forzal’uso della forza contro i civili, esecuzioni arbitrarie, l’uccisione e la persecuzione di manifestanti, difensori dei diritti umani e giornalisti, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, le interferenze con l’accesso alle cure mediche, torture, violenza sessuale e 3 maltrattamenti ai bambini”.
Ricordiamo che L’Assemblea si riunirà lunedì per ascoltare l’Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay, ma dietro l’angolo c’è sempre il veto di Russia e Cina pronte a fermare ogni “etica” presa di posizione contro il regime.

Aggiornamento delle ore 16:00

Quest’oggi il Papa dopo la preghiera dell’Angelus ha rivolto: “Un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue in Siria”. Benedetto XVI ha invitato: “tutti e anzitutto le autorità politiche in Siria – ha scandito bene queste parole il Papa – a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. È urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione”.

Aggiornamento delle ore 17:44

I ministri degli Esteri della Lega Araba riuniti al Cairo stanno preparando una bozza di documento per chiedere il dispiegamento in Siria di forze di pace dell’Onu.
Secondo alcune fonti la bozza chiede di “mettere fine alla missione degli osservatori della Lega araba, formata dopo il protocollo firmato con il governo siriano, e chiedere al Consiglio di sicurezza di decidere la formazione di una forza congiunta di pace Onu-Lega Araba per osservare e verificare il cessate il fuoco”.

Enrico Ferdinandi

12 febbraio 2012

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