Siria: continua il massacro a Homs e Aleppo

Mentre per il prossimo 27 febbraio è previsto il voto definitivo per il dodicesimo pacchetto di sanzioni dell’Ue rivolto alla Siria (sanzioni che interesseranno esport di metalli preziosi, fosfati e misure restrittive per banca Centrale) a Homs ed Aleppo continua il massacro.
Si fa così sempre più alta la tensione a livello internazionale. Tensione che vede le nazioni schierate in due parti, interventisti e Russia, Iran e Cina (uniche nazioni ad appoggiare il regime di Assad).

Ieri il leader del gruppo dei liberaldemocratici al Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, accusando la comunità internazionale di stare a guardare mentre “un altro massacro si sta consumando davanti ai nostri occhi” ha affermato che l’Ue non deve escludere “un intervento militare per proteggere la popolazione”. Per Guy Verhofstadt quanto sta succedendo in Siria, soprattutto a Homs, rischia di provocare “un’altra Srebrenica” (quando nel luglio 1995 migliaia di musulmani bosniaci furono massacrati delle truppe serbo-bosniache nella zona protetta di Srebrenica che si trovava sotto la tutela delle Nazioni Unite).
Per Verhofstadt, l’’unica cosa da fare è spingere Assad a lasciare il potere facendogli però capire che l’Ue è pronta a prendere in considerazione l’opzione militare “per fermare il massacro di Homs”.
Scenari di guerra e rinnovata guerra fredda tra Russia e Usa non fanno di certo ben sperare, soprattutto se si pensa che il presidente/tiranno Bashar al-Assad dispone di un arsenale militare letale: comprensivo di agenti chimici letali che potrebbero esser usati in caso di intervento militare. Per questo motivo da alcune settimane le organizzazioni che gestiscono i campi profughi siriani hanno dotato i loro ospiti di maschere antigas. Per gli esperti la Siria è in possesso dell’arsenale chimico più vasto al mondo, composto da decine di tonnellate di agenti chimici letali, centinaia di missili Scud e altri razzi mortali. È questo il motivo che rende la situazione siriana ben diversa da quella libanese, gli effetti di un intervento militare potrebbero portare a scenari di terza guerra mondiale.
Si continua a morire intanto in Siria, il venerdì santo e i tradizionali cortei di protesta anti-regime hanno scatenato l’ira di fantomatici “terroristi” (così giustifica le sue azioni il regime di Assad) che hanno causato la morte di 28 persone, tra militari e civili (molti bambini) ad Aleppo. Ad Homs la situazione non è migliore, ogni ora si registrano nuove vittime, interi quartieri sono stati distrutti, le violenze nei confronti dei cittadini sono inenarrabili. Morte anche a Damasco dove secondo gli attivisti le forze lealiste hanno ucciso almeno 50 persone, ferendone molte altre. Ricordiamo che da giorni Homs, Damasco Hama e Aleppo sono sotto bombardamento, queste città sono ormai prive di tutto, acqua cibo, gas, una “strategia” volta a insinuare terrore nel popolo costringendolo così alla resa per disperazione.

Enrico Ferdinandi

11 febbraio 2012

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