Elezioni cruciali per la Birmania

In Birmania, la campagna per le elezioni parziali del primo aprile è aperta. Il clima è radicalmente mutato dopo l’ultima elezione generale. Nel 2010, l’opposizione della lega nazionale per la democrazia del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi aveva boicottato lo scrutinio. Molti dei suoi sostenitori erano ancora in detenzione. Oggi la maggior parte sono stati liberati, mentre l’ex detenuta di Rangoon ha già tenuto due meeting in provincia. Resta da sapere se, fino alla fine, la campagna e lo scrutinio, testimonieranno l’impegno delle autorità sulla via della democrazia. Dal 1990, è la prima volta che l’opposizione della LND (Lega nazionale per la Democrazia) e la sua presidente Aung San Suu Kyi sono in grado di presentare dei candidati.

Solo 48 seggi sono stati forniti mentre la camera bassa del parlamento ne conta 430, ma lo scrutinio avrà valore nonostante tutto. Nel 1990, i sostenitori di Aung San Suu Kyi e i militanti del movimento “generazione 88” avevano votato in massa per la LND. Si è dovuto attendere l’arrivo del mese di marzo 2011 perché la giunta abbia ridatoo il potere ai civili, e che si potesse assistere ai primi gesti simbolici di apertura del regime. Senz’altro un apertura significativa. Prima dell’inizio ufficiale della campagna Aung San Suu Kyi ha potuto effettuare diversi meeting in provincia. Migliaia di sostenitori si sono presentati al suo incontro il 29 gennaio nella regione industriale di Dawei nel sud del paese. Si è ugualmente mobilitata fuori da Rangoon nella regione di Magway e a Pakokku. Pazienta ancora per avere l’autorizzazione di unire i propri sostenitori nello stadio Shan di Mandalay, la seconda città in ordine di importanza, situata geograficamente al centro del paese. Segno apparente di un miglioramento della situazione sul piano delle libertà politiche. Nel corso degli anni si è verificato un progresso ma c’è stata un accelerazione ora la gente parla, per strada nei locali, nei mezzi di trasporto. Si parla molto di politica e questa nuova generazione può essere testimone di un cambiamento storico del proprio paese. Ma non tutti i prigionieri sono stati liberati. Vi sarebbero infatti, ancora diverse centinaia di detenuti nelle mani dei birmani. Gli oppositori non si accordano sul numero esatto. I dissidenti in esilio hanno i loro modi di contabilizzare i detenuti. “ Tutto dipende da quello che definiamo come prigioniero politico” spiega un giornalista, Khin Maung Win. Questo venerdì 10 febbraio 2012 per esempio, il monaco U Gambira è stato di nuovo interpellato e interrogato. Era uno dei leader della rivolta di Safran del 2007. Fa parte del gruppo dei prigionieri politici liberati nel gennaio del 2011. Le autorità gli rimproverano di essere entrato di forza in uno dei monasteri chiusi dopo le manifestazioni del 2007. Prova che il potere non si augura di rilasciare totalmente la pressione.
Nel 2007 i monaci hanno tramite il loro movimento, fatto scendere in piazza centinaia di migliaia di protestatari per le strade. Il nuovo presidente Thein Sein e il presidente dell’assemblea nazionale Shwe Mann sembrano decisi ha imprimere il loro marchio. Nel 2003, mentre Aung Sann Suu Kyi è stata di nuovo sottoposta agli arresti , è stato dopo un imboscata tesa contro il suo convoglio , mentre si recava in provincia , a Depayin per un incontro con i suoi sostenitori. Aveva già passato alcuni anni agli arresti domiciliari e la sua liberazione ha aperto le porte alla speranza che la tolleranza delle autorità fosse più ampia. Il  New Light of Myanmar, organo ufficiale, vantava questa settimana un cambiamento armonioso. “ La volontà sincera del precedente governo che aiuta il paese sulla via della democrazia in maniera stabile e pacifica e del nuovo governo è tangibile” riportava lo stesso organo ufficiale. Restano alcune misure concrete, per permettere la tenuta di uno scrutinio realmente democratico. La stampa locale e internazionale per questo motivo dovrebbero poter coprire liberamente l’evento e informare la popolazione del risultato. L’ufficio censura continua ad operare in maniera meno efficiente in questo momento ma finché non sarà introdotta una legge per abolire questo sistema, i giornalisti birmani lavoreranno ancora sotto strettissima sorveglianza mettendo in pericolo la propria esistenza.       

_

Manuel Giannantonio

11 febbraio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook