Siria, ancora morti a Homs. Spie in Germania. Russia: bene ritorno missione Lega Araba

Homs è ormai una città quasi del tutto distrutta: oggi si contano altre 49 vittime. Questo è il sesto giorno consecutivo di bombardamenti, nel resto del paese si contano altre decine morti  mentre il direttore dell’Osservatorio per i diritti umani, Rami Abdel Rahmane, ha affermato che a Homs il bilancio è ogni ora in peggioramento, in quanto vi sono: “due famiglie all’interno di un edificio colpito da un proiettile di mortaio e molte persone si trovano sotto le macerie degli edifici bombardati”, altro che terremoto. Almeno una sessantina i feriti presenti nella città.

Intanto la tensione internazionale continua a crescere. La Germania ha ordinato l’espulsione di quattro diplomatici siriani che lavoravano all’ambasciata di Berlino dopo aver arrestato due presunte spie lo scorso martedì presenti nel paese da diverso tempo. I Ministri della Lega Araba invece, secondo il giornale saudita semi-ufficiale al Sharq, prenderanno in considerazione il possibile riconoscimento del Consiglio nazionale siriano (Cns) come legittimo rappresentante del popolo siriano nel vertice in programma domenica al Cairo e (secondo una fonte della Lega Araba) cercheranno di trovare “una soluzione urgente per fermare la macchina della morte in Siria”.
Continua anche il braccio di ferro fra Russia e Usa, mentre l’Unione Europea suggerisce di concentrare le forze su sanzioni e risoluzioni volte a far cessare le violenze senza il bisogno di un ulteriore spargimento di sangue: “La Siria non è la Libia”, hanno ripetuto più esponenti politici. Perché? Un intervento militare in Siria avrebbe ripercussioni di eco molto più grande rispetto a quanto avvenuto in Libia, si potrebbe secondo molti, perdere il controllo della situazione ed andare verso una possibile terza guerra mondiale.

Aggiornamento delle ore 16:00

L’Onu dovrebbe accettare oggi una proposta della Lega araba di una missione congiunta di osservatori in Siria mentre la stessa opposizione potrebbe ricevere un importante sostegno diplomatico se il Consiglio nazionale siriano (Cns) sarà riconosciuto, come sembra, quale legittimo rappresentante del popolo siriano nel vertice dei ministri degli esteri della Lega araba, in programma domenica al Cairo.

Secondo varie fonti, Qatar e Stati Uniti starebbero fornendo armi ed equipaggiamenti agli insorti. Ipotesi questa che se confermata farebbe ancora meglio comprendere perché molti parlano di ultimo atto della guerra fredda fra Usa e Russia.
A proposito di Russia, la nazione da sempre alleata del regime di Damasco ha accolto con favore la ripresa della missione degli osservatori della Lega Araba in collaborazione con l’Onu in Siria, il portavoce del ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevich, ha detto: “Sosteniamo attivamente il ruolo della Lega Araba nel promuovere il ritorno della sua missione in Siria e la sua espansione, cosa a cui la leadership siriana ha già acconsentito. La presenza di osservatori internazionali in Siria come un maggiore fattore di stabilizzazione”.

Ci giunge quest’oggi in redazione un contributo da una cittadina siriana che mette in rilievo il ruolo della donna nella primavera araba, un contributo molto importante che ci fa capire in maniera maggiore i cambiamenti, anche culturali, in atto in Siria. buona lettura:

La donna nella Primavera siriana
di Shady Hamady

Sin dall’inizio della rivolta siriana e sono passati più di 11 mesi, le donne hanno giocato un ruolo alla pari con quello degli uomini. Le donne guidano le manifestazioni, così come guidano le organizzazioni per i diritti umani e sono in prima fila nell’opposizione politica. Ma chi sono queste donne?
Fadwa Sulaiman: Una delle attrici più famose. Quando è iniziata la rivolta ha scelto di scendere in campo da protagonista. Quando i suoi genitori sono venuti a sapere di questa sua scelta, hanno deciso di rinnegarla, in quanto sostenitori del presidente Assad e appartenenti alla stessa divisione religiosa di cui fa parte la famiglia assad, ovvero la setta alawita. Il fatto di essere un personaggio famoso, un viso noto a tutti e il fatto di essere ricercata dalla polizia (per queste posizioni) l’ha spinta a tagliare i suoi lunghi capelli neri per cercare di essere meno riconoscibile. La sua principale attività in questo periodo si è concentrata sulla guida delle manifestazioni di piazza e l’invio di messaggi tramite il canale YouTube. Da dieci mesi vive nascosta ed è costretta a cambiare in continuazione nascondiglio per evitare di farsi catturare.
Razan Zaituna: Nata nel 1977, guida una rete di coordinamenti locali per i diritti umani in Siria. E’ ricercata dalle autorità siriane che l’accusano di essere una spia per forze straniere. Razan Zaituna ha ottenuto, lo scorso ottobre, il premio Sakharov, che segue il Premio Anna Politovskaya, ottenuto sempre nel 2011. Suo marito si trova attualmente nelle carceri del regime.
Basma Qadmany: Portavoce del Consiglio Nazionale Siriano, il principale Gruppo di opposizione; ha lasciato la iria nel 1988 con i suoi genitori per motivi politici e attualmente risiede a Parigi. Prima dell’inizio della rivolta, ha pubblicato diversi libri in Francia, così come ha organizzato un programma di cooperazione per il Medio Oriente, che aderisce al Fo Foundation . È la donna siriana più attiva a livello politico in questo momento ed è la seconda carica del CNS.
Sahir Alatasy: è un’attivista nell’ambito dei diritti umani, figlia della famiglia Alatasy, che ha una gloriosa storia politica alle spalle. Sahir dirige il Forum “Jamal Alatasy” che in questo momento è attivo solo su internet per via dei divieti imposti dal regime. È stata arrestata all’inizio delle proteste e dopo alcuni mesi è stata rilasciata. La sua carta d’identità è stata sequestrata da parte delle Forze di Sicurezza per impedirle di fuggire. Vive sotto continue minacce di essere nuovamente arrestata.
Il quadro delle donne che si stanno impegnando per cambiare la Siria, cristiane, musulmane, alawite o di qualunque etnia esse siano, è ampio e tutte sono impegnate e coinvolte per cooperare in maniera attiva in questa primavera, i cui fiori tardano a sbocciare. Credo che il proverbio “Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna” non sia adeguato per descrivere la situazione siriana, perché gli uomini e le donne camminano fianco a fianco, mano nella mano.

Enrico Ferdinandi

9 febbraio 2012

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