Siria, strage a Homs: Usa invocano intervento, no dell’Ue

Mentre il regime di Assad continua a negare quanto sta succedendo in Siria puntando il dito su terroristi fin ora “invisibili” continuano a piovere bombe su Homs. Secondo alcuni testimoni da questa mattina l’esercito di Damasco sta bombardando la città simbolo delle proteste contro il regime, causando ancora morte e disperazione, si parla difatti di almeno 20 bambini morti dalle prime ore di questa mattina, con 20 abitazioni in fiamme: una città quasi completamente distrutta.

Ali al-Hazuri, medico siriano presente a Homs, in collegamento con la tv Araba, ‘al-Arabiya’, ha dichiarato: “In questo momento a Homs ci sono molti feriti gravi a causa del lancio dei colpi di mortaio da parte dell’esercito. Il quartiere di Bab Amru è semi distrutto e anche il nostro ospedale è stato colpito chiediamo aiuto perché ci sono feriti gravi da soccorrere, ma la Mezzaluna rossa non può entrare perché fermata dai militari. Chiediamo agli arabi di muoversi e di aiutarci”.
Ennesima richiesta di aiuto che arriva da chi effettivamente si trova sul posto e cerca di far capire cosa sta succedendo in Siria, un vero e proprio massacro: solo negli ultimi due giorni si parla di 300 vittime. La violenza messa in atto dai militari di Assad ormai non conosce più freni, un abitante di Homs ha dichiarato alla Bbc che: “Ogni casa qui a Baba Amr e’ un obiettivo. Devi essere veloce per sopravvivere. Devi essere fortunato se sei ancora vivo”.
Shadi Juri, altro abitante del quartiere Bab Amro spiega all’Ansa: “La situazione umanitaria a Homs è disastrosa, da tre giorni siamo sotto i mortai e i proiettili dell’esercito di Assad e non c’è modo di fuggire o trovare rifugio. Siamo in trappola”.
Mentre si combatte, una vera e propria guerra civile dominata dal caos e dalla crudeltà se ne combatte un’altra, diplomatica ma altrettanto crudele, tra i vertici politici internazionali. La Russia e la Cina continuano, insieme all’Iran ad appoggiare il regime e gli Usa, la Gran Bretagna e la Francia si dicono pronte ad intervenire (come successo in Libia) per porre fine alle violenze e permettere alla Siria di scegliere la via della democrazia. Navi da guerra di varie nazioni sono già pronte all’attacco da mesi ormai, cosa le ferma? La consapevolezza che questa volta un intervento militare porterebbe ad un escalation ben più grande rispetto a quanto avvenuto in Iraq o in Libia, questa volta vi sarebbero reazioni da “terza guerra mondiale”. Continua, e forse continuerà per questo motivo ancora a lungo il braccio di ferro fra Russia e Usa. Intanto, mentre Lega Araba, Russia, Cina, Onu e regime di Damasco continuano la battaglia diplomatica, i morti aumentano per le vie di Homs.
Ci è arrivata in redazione una lettera di un cittadino siriano che ci ha chiesto di dar voce alla sua penna per  far comprendere a noi tutti cosa è veramente in atto dallo scorso venerdì in Siria, ovvero dopo il veto alla risoluzione Onu di Russia e Cina, queste le sue parole:
“Hitler non è morto e il Muro di Berlino non è ancora caduto.
E’ con profonda tristezza e dolore, con agonia e disperazione, che vi annuncio quanto segue:  fin dalle prime ore del mattino di venerdì e fino a questo preciso istante, il regime siriano ha cominciato a commettere brutali crimini contro l’umanità, in particolare contro la popolazione siriana delle città di Homs e Hama, dove le vittime di questo aberrante massacro si contano tra centinaia di martiri e persone ferite indistintamente tra neonati, bambini, ragazzi, donne e uomini.
 Mentre il mondo intero resta inerme a guardare e mentre la Repubblica Islamica dell’Iran continua a finanziare il regime siriano, fornendo alle forze di Assad tutta la logistica necessaria per uccidere la popolazione siriana e mentre Russia e Cina hanno posto il veto su qualsiasi decisione che condanna il regime siriano per crimini contro l’umanità, le vittime siriane continuano a cadere ogni singola ora, come se fossero semplicemente insetti.
Grazie, Putin/Medvedev della Russia. Grazie Jintao della Cina. Grazie per avere dato il semaforo verde ad Assad affinche’ possa continuare imperterrito ad uccidere altre persone! Purtroppo nella memoria della gente siriana restera’ indelebile il ricordo di questo vostro veto contro la proposta di risoluzione ONU che, in qualche modo, avrebbe potuto difendere il loro diritto alla democrazia e alla libertà.
Concludendo, sottolineo che la dichiarazione che segue potrebbe apparire quale confronto azzardato, tuttavia stando a quanto accade nel mio Paese e stanto alla sofferenza che scorre nelle vene di ogni siriano, credo che non sarebbe fuori luogo affermare:
Cari colleghi, Gentili Signore e Signori,
Hitler non è morto e la Siria non ha ancora visto cadere il suo Muro di Berlino.
Che il Signore abbia misericordia dei martiri.
Viva la Siria Libera”

Aggiornamento delle ore 15:30

Mentre a Homs continuano gli scontri ed aumentano le vittime abbiamo ricevuto in redazione un’altra testimonianza di un cittadino siriano, H.D. che ci scrive:

Perché sono contro il regime?
Prima della rivolta
Sono contro il regime perché mi sono stancato di ascoltare promesse e discorsi da parte delle autorità corrotte, mentre parlano spudoratamente di lotta alla corruzione. Sono contro il regime perché non voglio che nessun cittadino siriano passi la vita in prigione, muoia a causa della tortura o esca di prigione ormai senza senno solo perché ha espresso una sua opinione. Sono contro il regime perché non voglio vedere bambini rovistare nei cassonetti e mangiare gli avanzi dei nostri pasti circondati da un odore atroce in un Paese dove la ricchezza viene ogni giorno rubata da chi dovrebbe governare. Sono contro il regime perché non voglio che il sogno dei giovani siriani diventi l’emigrazione e non il viaggio. Così come mi rattrista leggere sui giornali locali dei loro successi nelle terre della diaspora, con l’indicazione (siriano d’origine) solo perché nel loro Paese non trovano possibilità di esprimere le proprie capacità. Sono contro il regime perché non voglio che i giovani della mia Nazione passino la vita a studiare per poi lasciare la laurea in un cassetto e andare in giro a cercare un lavoro (operaio, muratore, tassista), mentre l’avanzare del tempo fa dimenticare loro ciò che hanno imparato. Sono contro il regime perché voglio vedere le braccia della bilancia della giustizia equipararsi, voglio vedere i malati entrare in ospedale, non in macelli, perché voglio vedere una riforma profonda del sistema d’istruzione, di polizia, dell’esercito e di tutte le istituzioni nazionali. Sono contro il regime perché il regime ci ha insegnato i suoi slogan da quando eravamo piccoli e sono rimasti solo slogan. Sono contro il regime perché non so chi rappresenta il popolo; ho scoperto di recente che uno degli uomini al potere è Mansour e l’ho scoperto solo perché i suoi accompagnatori hanno deturpato il viso di un bambino per un diverbio a scuola con il minore dei suoi figli.
Dopo la rivolta
Sono contro il regime perché si fa aiutare da persone infami per tutelare i suoi interessi.
Sono contro il regime perché invoca la democrazia, ma scatena il suo esercito contro ogni individuo che chiede libertà. Sono contro il regime perché mi sono stancato di riconoscere gli errori individuali che hanno causato migliaia di martiri. Sono contro il regime perché dice di lottare contro bande armate e i suoi squadroni della morte (shabbiha) portano e usano spudoratamente le armi contro i manifestanti. Sono contro il regime perché invoca riforme e allo stesso tempo eleva di grado i suoi affiliati corrotti e protegge i responsabili del massacro di tanti innocenti. Sono contro il regime perché parla di complotto ai suoi danni, come se intanto stesse facendo il suo dovere nei confronti del suo popolo.
Infine
Sono contro il regime
Sono contro l’opposizione
Sono contro ogni goccia di sangue che versa un cittadino siriano, qualunque sia la sua opinione
Sono con il popolo siriano libero

Aggiornamento delle ore 18:15

Dagli Usa arriva l’ipotesi di un intervento militare in Siria: ennesimo atto del braccio di ferro con la Russia.
Contraria l’Unione Europea, da Bruxelles alcune fonti hanno affermato: “la Siria non è la Libia” e sono state annunciate nuove sanzioni nei confronti del paese sulla linea di quelle già adottate qualche settimana fa con l’Iran. Il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha affermato nuovamente “grande preoccupazione” e “l’irritazione” dell’Italia per il massacro della popolazione civile, ed ha affermato che questo argomento sarà al centro dei colloqui tra il premier Mario Monti e il presidente americano, Barack Obama, che si incontreranno domani alla Casa Bianca.
Si continua a morire nel frattempo in Siria, soprattutto a Homs. Nelle ultime ore si contano altre 52 vittime, mentre emergono dettagli sui i neonati uccisi durante poiché si trovavano nell’ospedale di Al Walid a Homs, si tratta di 18 piccoli che si trovavano ancora nelle incubatrici. Dall’inizio delle rivolte contro Assad, secondo l’Unicef, sono già stati uccisi oltre 400 bambini.

Enrico Ferdinandi

8 febbraio 2012

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